venerdì, 20 novembre 2009

Trasgressione estetica

Era da almeno un paio d’anni che desideravo ardentemente che mi si rompessero gli occhiali, pur non facendo nulla affinché questo avvenisse. Non so in quale stato mentale mi trovassi quel giorno del 2004 nel quale avevo acquistato questo disgustoso paio di occhiali dalla montatura in simil-plastica pseudo trasparente (ingiallitasi nel giro di pochissimo), pesanti e dalle lenti troppo grandi per me che ho i lineamenti sottili. Boh, era estate, sarà stato un colpo di sole. Fatto sta che, per ragioni sia etiche che di risparmio, io non cambio mai un oggetto a meno che non sia ormai irrimediabilmente rotto e inutilizzabile; non a caso ho un cellulare che ha visto i natali il secolo scorso e anche se mi piacerebbe per esempio averne uno di quelli che scattano le foto… be’, mi sa che dovrò aspettare ancora per molto dato che questo vecchio “nonno” il suo lavoro lo svolge tuttora egregiamente. Ebbene, dicevo, dopo che per anni ho atteso inutilmente la rottura dei suddetti occhiali, lorsignori hanno deciso di piantarmi in asso esattamente quando mi auguravo invece che resistessero ancora, viste le spese da sostenere in questo periodo per la casa e considerando che al momento non ho un lavoro; domenica scorsa, quando li ho presi in mano per indossarli, mi si sono spezzati in due. Attimo di sgomento… ansia e sollievo represso… presto evolutisi in serena accettazione: «Eh eh, mi tocca comprare degli occhiali nuovi!».

 

Il problema è che, per quanto mi sia precipitata a scegliere i nuovi occhiali, tra l’ordinarli e l’entrarne in possesso sono trascorsi ben cinque giorni. Cinque giorni durante i quali ho girato in lungo e in largo per la città, incontrandomi con svariate persone, incrociando sguardi, chiedendo e dando informazioni, partecipando a riunioni, il tutto con il mio “bel” paio d’occhiali tenuti insieme da abbondante e assolutamente non camuffabile scotch! E siccome si erano spezzati nella “lunetta” (quel ponticello che sta sopra il naso) e neanche proprio a metà, ma in un modo per cui avevo da un lato quasi tutta la lunetta e dall’altro solo un mini-moncherino, questo scotch risultava essere non solo proprio in posizione centrale tra i miei occhi ma anche tutto avvolto in un modo storto e ingombrante, arrivando fino a metà di una lente. Notare inoltre che, da persona previdente quale sono, ho avuto l’accortezza di girare tutto il tempo con in borsa scotch e forbici, onde poter rinforzare o riattaccare i due spezzoni in qualunque luogo mi trovassi.

 

Niente e nessuno può fermare una miope nel suo bisogno di vivere le sue giornate come si deve.

 

Per fortuna non sono una di quelle persone che non escono di casa se non sono perfette, né mi importa molto di “quel che pensano gli altri”, ma vi assicuro che un minimo di disagio lo si prova a girare tutto il giorno conciati in quel modo! Soprattutto quando ti trovi per esempio a contatto con una dirigente di una prestigiosa Fondazione, sempre vestita e truccata in modo impeccabile e raffinato, che avrà almeno una decina di paia di occhiali di riserva e che ti fissa in modo sconvolto. In effetti non ho visto nessuno girare così, se non in qualche film o fumetto. La cosa più divertente è stata che i primi due giorni ero ossessionata da questo scotch, quindi cercavo di non guardare la gente troppo negli occhi, e se vedevo che qualcuno guardava i miei occhiali spiegavo sorridendo che stavo aspettando i nuovi; poi invece mi sono abituata a portare lo scotch e non ci facevo più caso, così mi comportavo come al solito, guardando le persone dritto in faccia, e se anche notavo un loro sguardo strano, mica mi veniva in mente che era per lo scotch! Me ne ricordavo solo dopo.

Stasera finalmente la tortura è finita e ho potuto ritirare i miei occhiali nuovi; costati, è il caso di dirlo, un occhio della testa, ma davvero belli: senza montatura, con lenti sottilissime tenute insieme da un filino argentato e due stanghette che non si vedono neanche: in pratica sembra di non avere gli occhiali, sono anche leggerissimi! Però… vi dirò… manca qualcosa… ah, sì, mi manca quel pizzicorino dello scotch sulla radice del naso!

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categoria:figuracce
martedì, 10 novembre 2009

Lutto

Cari amici… ieri è morta mia nonna Fanny, la sorella della zia Nena, di cui ho parlato tante volte sul mio blog, e quindi un po’ la conoscete anche voi. Soffriva da tempo di tumore ma fino a quest’estate era a Riccione con noi e fino a due giorni fa, pure costretta a letto, riusciva comunque a parlare e interagire con noi. È peggiorata all’improvviso domenica. Ieri mattina sono stata con lei… mi ha riconosciuta, anche se ogni tanto cadeva in una specie di agonia… l’ho baciata tanto e le ho detto “Ti voglio bene” anche se forse non capiva… poi ho dovuto riprendere il treno… e poche ore dopo è morta. In questi giorni siamo riusciti a salutarla tutti, è morta nella sua casa,  a Piacenza, circondata dalla sua famiglia, sapeva di stare morendo ed era serena. Per me è comunque un colpo e sono troppo poco lucida per parlare adesso… ma volevo dirvi che per qualche giorno non scriverò. Però so che in questi giorni mia nonna mi ha dato un’ultima grande lezione: come si muore. Se ce la farò, mi piacerebbe parlarne qui.

Intanto, ricopio qui uno degli ultimi post che avevo scritto su di lei e su mia zia (morta un anno e mezzo fa), per ricordarle con amore.

 

Di solito, quando sono triste, anche se è notte, esco e faccio una corsa, o prendo la bici e pedalo un po’. E guardo la luna, che anche se so che è solo un freddo satellite con piantata sopra una bandiera americana, ha comunque sempre il potere di consolarmi un po’, perché è lì impassibile ma sembra lo stesso che splenda per noi, come le stelle e tutto l’ambaradàn celeste. In questo ho preso da mia nonna che ancora oggi, ogni volta che la sera fa il giro della casa per abbassare le tapparelle nelle varie stanze, a ogni finestra si sofferma un po’ in contemplazione e quindi questa operazione dura sempre molto tempo. E fino all’anno scorso, quando c’era ancora la mia prozia, che abitava con lei, mia nonna, dopo avere fatto questo giro, raccontava a mia zia com’era la luna quella sera e com’era bella in generale, e a volte citava anche i versi che qualche poeta aveva dedicato alla luna. Allora regolarmente mia zia la accusava di essere ridicola, ancora dopo ottant’anni a emozionarsi davanti alla luna, e mia nonna la accusava di essere invece una d’annunziana, per via della sua ansia di circondarsi di cose belle e lussuose, mentre a lei piaceva ammirare la natura. E così ogni sera mia nonna e sua sorella andavano a letto litigando per via delle loro divergenze sulla luna. Tranne forse quando pioveva, come in queste sere, che la luna non si vede. E così me ne andrò a letto anch’io e magari me la sognerò, la luna.

 

D’ora in poi per me guardare la luna sarà sempre e solo pensare a te, cara nonna Fanny, che eri così felice di vivere e ora voglio essere felice anche per te. TI VOGLIO BENE E TI RINGRAZIO.

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categoria:nonna, morte
venerdì, 06 novembre 2009

Davanti alla legge

 

 

«Tutti tendono verso la legge, come mai in tutti questi anni nessuno ha chiesto di entrare?». Il guardiano si rende conto che l’uomo è giunto alla fine e per farsi intendere ancora da quelle orecchie che stanno per diventare insensibili, grida: «Nessun altro poteva entrare qui perché questo ingresso era destinato soltanto a te. Ora vado a chiuderlo».

 

 

Mi ricordo che un tempo ero solita, d’inverno, ammalarmi della classica influenza stagionale, il che mi permetteva di stare felicemente a casa da scuola almeno quattro/cinque giorni, di restare beata tra le coltri a farmi servire e riverire, mentre approfittavo di tanto tempo libero per divorare libri o guardare la tv. Tra un brodino caldo e una bistecchina di pollo con patate lesse (il cibo del malato, a casa mia), mia nonna si premurava di cucinarmi la sua famosa torta Mantovana (una torta giallissima per tutte le uova che ci metteva), utile, secondo lei, a “rimettermi in forze”. Insomma, per una settimana all’anno ero autorizzata a poltrire beata e senza rimorsi. Cosa si poteva desiderare di più? Certo, avevo febbre e raffreddore, ma pazienza, non morivo mica. Ma a spezzare tale beatitudine, è arrivato il Vaccino stagionale. A un certo punto, il mio dottore ha preteso di vaccinarmi ogni novembre onde impedirmi di ammalarmi. Inutili le mie proteste pro-influenza. E siccome ‘sto benedetto vaccino funziona, io è da credo dieci o undici anni che non prendo più l’influenza.


Quest’anno, oltre al solito vaccino antinfluenzale normale, essendo classificata come “soggetto a rischio” dovrei fare anche il vaccino suino. E qui casca il maiale, ehm, no, l’asino. A fronte dell’allarmismo televisivo propinatoci quotidianamente, il vaccino – almeno nella mia regione, che di solito in queste cose è sempre ben preparata – manca. Non manca solo il vaccino, manca proprio l’organizzazione, cioè pare che all’asl non abbiano le idee chiare sulle procedure, oltre a non avere le scorte. Poi, dato che in Italia si vede che i medici hanno la coscienza ipertrofica, c’è il problema dei medici obiettori, quelli cioè che non vogliono somministrare il vaccino A/H1N1 ai loro pazienti perché non lo ritengono sicuro. Il mio medico di famiglia è tra questi, pur non opponendosi a che io lo faccia alla asl, mentre il mio gastroenterologo vuole che io lo faccia, in quanto immunosoppressa.

Io per farlo devo comunque aspettare di ricevere una lettera di convocazione dalla mia asl, come tutti i soggetti a rischio. Solo che, mentre l’epidemia è già in pieno corso (più di ventimila bolognesi ammalati), le lettere non arrivano.


Stamattina ho telefonato di nuovo alla asl, chiedendo informazioni:

– Eh, signorina, deve aspettare la lettera! –

– Sì, ma intanto che aspetto la lettera l’influenza galoppa. Andrà a finire che la lettera arriverà quando sarò già malata o forse deceduta… –

– Eeeehhh… ha ragione, infatti, lo dico anch’io. Ma non ci si può fare niente, qui siamo in alto mare, sa? –.


Allora, premesso che secondo me questa è una normalissima influenza e che mi sta bene non fare il vaccino perché non mi sento per niente fragile e sarò anche immunosoppressa ma è da tre anni che non prendo neanche un raffreddore (adesso che l’ho detto immagino che domani sarò a letto col raffreddore del secolo), un comune mortale si chiede: se i soggetti a rischio devono assolutamente vaccinarsi, perché non ci sono i vaccini? Se c’è questo lassismo allora significa che non c’è poi tutta questa necessità di vaccinarsi anche se si è a rischio? Io penso che sia valida la seconda ipotesi, perché in caso contrario avremmo uno Stato che mette gravemente a rischio la salute di migliaia di suoi cittadini. Dunque perché ci ingannano? Cioè se non è affatto indispensabile, perché ce lo vogliono far fare e non ci lasciano in pace? (mio padre dice che non ci sono abbastanza scorte e non hanno il coraggio di dirlo…).

Inoltre, perché solo un medico su quattro ha deciso di vaccinarsi? Perché solo a Bologna ben il 40% dei medici di base non vuole assumersi la responsabilità di vaccinare i propri pazienti? E perché bisogna firmare un consenso informato per il vaccino A/H1N1, mentre per il vaccino stagionale no? Sinceramente io mi fido molto del mio medico di famiglia, non è certo un complottista o un dietrologo, quindi se lui considera il vaccino più un rischio che un beneficio, un motivo ci sarà.


Perciò, a questo punto, io mi auguro che questa mitica lettera non mi arrivi, così evito il vaccino senza sentirmi responsabile della scelta di non farlo.

Invece domani andrò a fare il solito, caro, vecchio vaccino stagionale.

Che poi, sarebbe seccante morire per una roba dal nome così poco nobile (suina…).


Però, per via di questa lettera di cui tutti siamo in attesa e che ancora nessuno ha visto e che forse arriverà ormai troppo tardi, ho avuto il brivido di sentirmi come il protagonista di Davanti alla legge, il racconto di Kafka che descrive l’eterna attesa di un uomo che vuole entrare nella porta che conduce alla Legge ma la cui attesa si rivelerà inutile ed eterna.


Morale della favola: Kafka vs SSN*: 1-0.

 

*Sistema Sanitario Nazionale

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categoria:umorismo, attualitĂ , malanni, vaccino a/h1n1
lunedì, 02 novembre 2009

Appello ai portatori di moglie

Certo che se la gente sposata si mettesse la fede al dito, una risparmierebbe tempo ed energie.

Quindi:

O uomini sposati! Rendetevi chiaramente riconoscibili e indossate quel fantastico anellino che, essendo d’oro, vi è anche costato parecchi soldi e non merita di essere occultato in qualche cassetto.


Firmato: Comitato Nazionale Fede al dito.

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categoria:umorismo
mercoledì, 28 ottobre 2009

Degenerazione onirica

Sarà che leggo abitualmente “Repubblichella 2000” (definizione di Silvana de Mari del quotidiano “La Repubblica”; scusate ma mi fa ridere!), sarà che avevo visto l’inizio de L’infedele (e secondo voi di cosa impietosamente si parlava?), sarà che da mesi in tv non si parla d’altro che di uomini&sesso a pagamento, fatto sta che lunedì notte ho avuto un incubo: ho sognato il mio fornaio – che rappresenta per me l’incarnazione dell’uomo buono, puro e casto – che approcciava delle ragazze in modo molto volgare e le trattava come oggetti da buttare, divertendosi. Gli era pure venuta in volto un’espressione da depravato e, quando alla fine si è accorto che io lo osservavo e i nostri sguardi si sono incrociati, mi ha sorriso con un ghigno malvagio. Proprio lui! Così, mi sono svegliata senza più fiducia negli uomini, nel mondo e nella vita. Poi fortunatamente ho realizzato che era solo un sogno.

E quando poi, uscendo e passando davanti al suo negozio, ho osservato il mio fornaio – innocente e inconsapevole di tutto – porgere affabilmente un sacchetto di pane a una cliente e rispondere al mio saluto col suo solito sorriso aperto, oltre a provare tenerezza mi sono sentita un po’ in colpa… Ci manca solo che la cruda attualità venga a rovinare perfino i miei sogni!

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categoria:sogni, uomini al lavoro
domenica, 25 ottobre 2009

Brontolo un po’ ma alla fine son contenta…

 

E così mi sono fatta una lunga fila di un’ora e un quarto per votare, tempo impiegato utilmente a decidere quale candidato scegliere e a orecchiare poi i discorsi dei miei compagni di fila. Inutile dire che trattavasi di anziani, alcuni di un’anzianità sconcertante, come un paio di signore arrivate in carrozzina e parecchi altri che si reggevano a bastoni o stampelle. Il che da un lato ha suscitato sì in me la consueta ammirazione (Che bravi i nostri vecchi, sempre presenti, che senso civico, che esempio!), ma dall’altro anche un’insofferenza. Sono i vecchi che mandano avanti tutto, qui. Anche la politica; guardiamo alle elezioni, alle assemblee politiche e a occasioni come le primarie: vecchi a perdita d’occhio. Chi mette su ogni anno il baraccone delle Feste dell’Unità, chi cucina a tutto spiano negli stand, chi monta tutto? Loro. Non ce l’ho con gli anziani; tra l’altro, se loro spadroneggiano è perché noi giovani dormiamo, o ci disinteressiamo, o stiamo davanti a un computer. Però mi è salita una tristezza. Sarà anche che per mezzora ho ascoltato un gruppetto di vecchi dietro me parlare di pressione, di punture, di malanni vari e stilare un elenco dei compagni morti di recente. E sarà che questi vecchi provengono perlopiù dalle fila dell’ex pci e sono abituati a votare tutti diligentemente come gli è stato detto. Quindi se in sezione si dice che bisogna votare Pinco Pallino, tutti votano Pinco Pallino (in questo caso Bersani) perché è da una vita che sono abituati a seguire le direttive di partito e non riescono ad abituarsi molto bene al fatto che i tempi sono cambiati e non ci sono più direttive (se no a cosa servono le primarie?).

Però come non sorridere di fronte a una coppia di anziani, ognuno arrancante sulla sua stampella, con lei che tutta orgogliosa e con un sorriso dolcissimo, esclamava a ogni piè sospinto, rivolta a noi ancora in fila:

– Siamo stati proprio bravi, proprio bravi, nè? Pur con tre gambe, siam venuti a votare! –.

 

Un’altra cosa che mi ha colpito è che il tenore dei commenti, in fila, era il seguente:

– Eeh, stavolta proprio non volevo venire, ma poi, insomma, mi sarebbe venuto il rimorso–

– Eh già, se non voti, ti senti in colpa, son qui per questo, se no restavo a casa –

– Almeno così noi abbiamo fatto il nostro dovere, adesso tocca a lorsignori fare il loro, io ho la coscienza a posto! –.

Ecco, siccome anch’io ero lì con le stesse motivazioni, ho avuto come l’impressione di un popolo di votanti spinti dal timore del senso di colpa più che dall’entusiasmo (com’era invece agli inizi). Speriamo che ai vertici capiscano tutto ciò.

 

E infine, come non ridere di fronte al gadget lasciato ai votanti? Una molletta da bucato verde-Lega con su scritto: “Ci tengo”. Ma non sarebbe stata meglio una spillina, così te la attacchi alla borsa e ci vai in giro, per esempio? Che andare con una molletta per i panni, io l’ho fatto, ma perché ho poco senso del pudore…

Vi prego, voglio conoscere l’autore di tale genialata! Cosa mi significa un ciappino per stendere i panni? A me ha solo fatto venire in mente la fatica di stendere un bucato (odio i lavori di casa). E poi, quel colore… se non vuoi metterci un po’ di rosso, almeno scegli un’altra tonalità di verde. Quasi quasi mi propongo come curatrice della comunicazione del PD, perché come comunicazione non ci siamo mica tanto. Ciò non toglie che mi sono attaccata quel ciappo alla tracolla della borsa e ci sono andata in giro, sperando di non essere scambiata per una fan di Calderoli & C.

 

E anche questa è andata. Il candidato l’ho scelto; domani vado a scegliere la cucina.

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categoria:politica, umarells, genialate
sabato, 24 ottobre 2009

En passant

A forza di pensare a idraulici e cucine non ho avuto tempo di pensare a chi votare domani. Non ne ho la più pallida idea e devo pure sganciare ben due euro. Spero che la notte mi porti consiglio, perché comunque mi sento davvero una pirla ad andare ancora a votare. Possibile che ormai, tra locali e nazionali, facciamo una primaria all’anno e non serve mai a niente? Non so a chi dare ‘sta benedetta croce

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categoria:attualitĂ 
giovedì, 22 ottobre 2009

Ragazzi/e, scusate la latitanza dal mio e dai vostri blog, ma in questi giorni sto ristrutturando la mia casina nuova e sono immersa in un turbine di calcinacci, scelte da effettuare, muratori, idraulico ed elettricisti da coordinare. Considerando che sono un’imbranata, inesperta e incompetente, me la sto cavando piuttosto bene e anzi me la intendo proprio con tutte queste persone che mi stanno demolendo mezza casa. Non vedo l’ora di raccontare umoristicamente tutto e sapete perché? Perché in questi giorni, nel frattempo, ho subìto una metamorfosi: ho smesso di essere sempre ansiosa, preoccupata e spaventata come lo sono stata per UN ANNO INTERO ininterrottamente da ottobre scorso. Nel mio piccolo, sto diventando un Cuor di leone. Sono contenta! Sono tornata la solita entusiasta di prima e senza la paura di prima. Meno male perché se restavo come prima sarei collassata per tutte le responsabilità di questa ristrutturazione e di tutto il resto. Be’, ora devo andare a discutere della cucina. L’unica cosa non tanto bella è che al momento la mia lettura non dico preferita ma obbligata è il catalogo Ikea! Ciao a tutti, a presto!

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categoria:felicitĂ , casa nuova
martedì, 06 ottobre 2009

La maestrina dalla penna usb

 

Sarà che, pur disoccupata, sono un’educatrice e ho la deformazione professionale, ma secondo me quando qualcuno non sa fare qualcosa e chiede aiuto, bisogna insegnargli come si fa la tal cosa anziché farla al posto suo, affinché diventi autonomo e indipendente. Ma siccome nessuno è profeta in patria, tale mio lodevole atteggiamento viene regolarmente boicottato proprio dai miei stessi genitori, che tra l’altro, essendo insegnanti, dovrebbero essere invece i primi a “mettersi in riga”. Diciamo che i suddetti genitori, pur non essendo ancora “anziani” e utilizzando il computer per scrivere, cadono nel panico di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accensione/spegnimento e le operazioni più elementari da fare col computer stesso o con il videoregistratore (il lettore dvd è per loro un’entità minacciosa che giace accanto al videoregistratore e del cui misterioso funzionamento, nonché della sua fruizione, sono io l’unica sacerdotessa).

Io, che invece ho la fissa del fatto che tutti debbano saper far funzionare le cose che hanno intorno, non mi rassegno a non spiegare come si fa una registrazione programmata o la scannerizzazione di un documento; anche se sarebbe per me più comodo svolgere io, nel giro di mezzo minuto, l’operazione richiesta, faccio invece sedere la vittima (ehm… il discente) davanti al pc o gli piazzo il telecomando in mano e, stando alle sue spalle, pretendo che, seguendo le mie istruzioni, sia lui/lei a eseguire materialmente le operazioni, nell’illusione che l’agire in prima persona lo aiuti a memorizzare più facilmente le operazioni da svolgere. Ma ciò non avviene, e la volta successiva verrà di nuovo invocato il mio nome per risolvere il medesimo problema.

Tempo fa, animata da un prorompente impeto didattico e in previsione della mia dipartita da casa (finché si tratta di aiutare quando si è nella stessa casa ok, ma l’idea di dover accorrere da casa mia per ogni minimo intoppo, no!), ho redatto un utilissimo “Manuale per incompetenti informatici” (sic) in formato word che ho salvato in bella vista nei documenti del pc fisso (quello usato dai miei): in esso ho spiegato, tappa per tappa e senza dare nulla per scontato, i passi esatti da compiere per svolgere alcune operazioni che ogni tanto mi richiedono, in primis la tanto temuta scannerizzazione. Ebbene, credete che quell’ottimo manualino, di cui vado anche piuttosto fiera, venga mai consultato all’occorrenza? Macché, al grido di “Meno male che Ilaria c’è” (così, testuale, il mio papi ieri), si continua a ricorrere all’aiuto della sottoscritta. Certo, sbuffo un po’ (“Papi, ma perché non consulti il mio manuale? Almeno provaci, no??? Adesso ci provi qui sotto i miei occhi!”)… ma non nego che mi faccia piacere sentirmi investita di un tale sapere quasi esoterico, che in realtà non ho più di tanto. Loro restano incompetenti, ma la mia autostima ne esce leggermente rinforzata.

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categoria:papi, occasioni mancate
martedì, 29 settembre 2009

Hai toppato

 

Chi mi conosce sa che seguo Gad Lerner da quando ero ragazzina e lui era ancora alla Rai, non solo lo considero uno dei pochi giornalisti decenti nel nostro Paese ma mi piace perfino fisicamente, che ci posso fare, non ho mai appeso poster di sex symbol nella mia stanza ma se dovessi appenderne uno appenderei il suo!

Però, caro Gad, mi spiace ma ieri sera hai toppato!

Non so se avete visto la puntata de L’infedele di ieri sera, io sì e mi è venuta una depressione istantanea ma anche uno sgomento. Anche un pochino di “rabbia”, ma su due fronti:

1. il fronte “oche decerebrate” ospiti della trasmissione: una parlamentare del pdl (che ha esordito informandoci con sdegno che Friedrich Engels ebbe a dire nel lontano 1840 che se avesse avuto tanti soldi li avrebbe spesi tutti in prostitute francesi e ha proseguito difendendo la virilità del nostro pres. del cons. al grido – non sto inventando – di: “E meno male che esercita la sua virilità, è un uomo sano!”) e una militante dei circoli “politici” (che non sapevo neanche esistessero) che si chiamano: “Meno male che Silvio c’è”, il cui contributo alla trasmissione è consistito nel suggerire a Gad di tingersi i capelli e farsi un trapianto perché è pur sempre un “personaggio televisivo” e così sembra più vecchio di Berlusconi che invece sembra giovanissimo (evviva la gioventù).

2.  il fronte autori della trasmissione (è con loro che ce l’ho, più che con le oche): dai, lo sappiamo tutti che votare a destra non significa essere cretini, quindi perché invitare due cretine in trasmissione? Dato che il tema della puntata (l’uso che si fa del corpo delle donne in tv e nell’immaginario collettivo) voleva essere affrontato sul piano culturale e simbolico, perché non chiamare persone competenti (per esempio la pur citata politologa "di destra" - se proprio volevano fare delle distinzioni politiche che secondo me non c'entravano invece un bel niente - Sofia Ventura) o per lo meno dotate di cervello in funzione? In tal modo invece, a causa delle due isteriche presenti in trasmissione, si è finiti come al solito a parlare di Berlusconi. Possibile che in Italia qualunque dibattito debba sfociare nel pro o contro questo uomo? Poi lo credo che gli vengono le manie di grandezza, verrebbero anche a me per molto meno.

 

Perciò sono andata a letto meditando sull’attuale nichilismo televisivo ed epocale, poi mi sono svegliata, ho acceso la radio e cosa sento: il nuovo singolo del buon Vasco, la cover di Creep, dei Radiohead. Mi ha preso malissimo, mi è risceso l’umore sotto i tacchi. No, Vasco, io non ci casco! Anche tu… hai toppato!

Lo sai che mi piaci, ho i tuoi dischi, canto le tue canzoni, sono pure venuta ai tuoi concerti, in certi momenti sei stato il mio guru. Ma come si fa a rovinare una splendida canzone di malessere/rivolta esistenziale come Creep con i soliti triti italici versi: “Ma sono qui/amo dirtelo/voglio restare insieme a te” laddove l’etereo Thom Yorke intonava con voce lirica e spezzata dall’angoscia e dalla rabbia: “But I’m a creep, I’m a weirdo/What the hell am I doing here?/I don’t belong here”?! Per di più tale cover ha anche evidenti problemi di metrica oltre che di contenuto, quel brano non è fatto per ospitare abusate frasi d’amore all’italiana.


E vabbe’, capita a tutti di sbagliare, ce ne faremo una ragione. Ma per rimediare, chi non l’abbia ancora visto può guardare lo choccante documentario “Il corpo delle donne”
qui. Io l’ho visto la prima volta l’anno scorso e da allora non mi sono più tolta dalla testa il corpo di una ragazza seminuda penzolante come prosciutto tra prosciutti – veri – apparsa su “Scherzi a parte”. Invece per i Radiohead: andate sul loro sito, attaccatevi a You tube, scaricateli o acquistate il cd in negozio, ne vale la pena!
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