Mettere le ali
Questa mattina, mentre sotto un temporale aspettavo l’elettricista e intanto cercavo di svitare i campanelli condominiali per inserire la targhetta col mio nome, ho conosciuto per la prima volta una dei miei prossimi vicini di casa! Che emozione! Io ero lì che trafficavo armata di cacciavite quando ho sentito la porta del suo appartamento al piano rialzato aprirsi: ho visto una signora anziana che, barcamenandosi tra carrellino per la spesa, due sacchi della spazzatura (plastica e alluminio più carta) e ombrello, cercava di aggrapparsi alla ringhiera della rampa di scale che la separava dall’ingresso, in cui mi trovavo io, per scendere. Impresa alquanto azzardata. Così, piena di entusiasmo (finora non avevo mai incontrato nessuno per le scale, nonostante i miei numerosi viavai), ho mollato cacciavite e campanelli e sono corsa su per la rampa a prenderle carrellino e sacchi. Lei si è aggrappata alla ringhiera e piano piano è riuscita a scendere. Mi ha subito chiesto se fossi la nuova inquilina, così le ho risposto di sì e mi sono presentata. Abbiamo chiacchierato un po’ e sapete cosa mi ha detto a un certo punto? Mi ha detto:
“Vedrai che qui ti troverai bene, questo è un condominio in cui ognuno si fa i fatti suoi”.
Intendeva dire che non ci sono pettegolezzi, persone invadenti o ostilità, ma non mi è sembrata comunque un’affermazione così rassicurante e positiva. Per fortuna, il suo stesso atteggiamento affabile l’ha in qualche modo smentita. Le ho comunque buttato io i suoi sacchi nei bidoni, accompagnandola fino al cancello: l’ho fatto spontaneamente, ma a giudicare dagli elogi e dai ringraziamenti ricevuti, mi sono conquistata un’alleata!
Poi è venuto l’elettricista e mi ha montato le prese che servivano, e mi ha insegnato come si attaccano le lampadine ai fili penzolanti dal soffitto. Ora ogni filo penzolante ha la sua lampadina attaccata, e ce l’ho messa io! Sto cercando infatti di sfruttare questa occasione della casa nuova per imparare molte cose che finora non sono stata capace di fare. Per me tutta questa impresa, che a un altro potrà sembrare del tutto normale, è una grande prova, perché non mi sono mai occupata in prima persona di cose di casa, in vita mia. Quando andai a vivere da sola in passato, ero in affitto, e poi non ero proprio da sola, non dovevo decidere tutto io. Finché ho vissuto coi miei, invece, pensavano a tutto loro. Ora mi trovo a dover prendere decisioni in modo autonomo, su cose anche tecniche di cui non ho poi questa grande cognizione. All’inizio, come mi accade sempre, ero paralizzata e piena di ansia. Poi piano piano ho cominciato a pensarla come la mia occasione per imparare cose nuove, cose che d’ora in poi sarò in grado di fare senza più problemi, una volta che le avrò apprese. A poco a poco ci sto riuscendo! Ascolto con grande attenzione i vari tecnici con cui parlo, mi faccio spiegare le cose e cerco di imparare quei piccoli lavoretti che posso fare da sola; ascolto e chiedo consigli a chiunque conosco che si intenda un po’ di queste cose (il fatto di frequentare una parrocchia aiuta, perché c’è un sacco di gente esperta che mi consiglia e del resto sia l’idraulico che l’elettricista sono proprio dei parrocchiani); sono sempre più disinvolta e sto vincendo la mia timidezza e quella brutta sensazione di inadeguatezza, quella che ti blocca quando temi di risultare una sprovveduta e non perfettamente in grado di padroneggiare le situazioni.
Voglio provare a fare le cose, e se sbaglio pazienza, imparerò e farò meglio la prossima volta. Non sapete che lungo percorso ho dovuto fare nella mia vita per arrivare a dire “Se sbaglio, pazienza, imparerò”. La mia casa è la prova definitiva che ci sto riuscendo. Mi sto liberando da tutti quei condizionamenti che per tanto tempo mi hanno frenata e ostacolata, sento dei pesi enormi scivolare dalla mia testa. Sento che sono capace di vivere seguendo le mie inclinazioni. Ecco cos’è questa casa per me.

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