domenica, 31 ottobre 2004
Io penso che sia molto difficile pensare con la propria testa. Perché se esci da un'etichetta ce n'è subito un'altra pronta ad appiccicartisi addosso. A volte non ne siamo neanche consapevoli. Ci sono persone che credono di essere "alternative" e invece sono perfettamente omologate. Omologate al modello dell' "alternativo". Soprattutto all'università. Strano, quello dovrebbe essere un luogo di instancabile ricerca della verità, di libertà, di critica... Non mi piace essere circondata da studenti, miei colleghi, vestiti da (finti) straccioni, con i capelli rasta e piercing vari, o con (finte) divise militari (dichiarandosi, tra l'altro, pacifisti). Preferisco vestirmi in modo anonimo,senza firme né segnali di riconoscimento, e cercare di non essere anonima nell'intelligenza, nel modo di pensare e di essere. Se anche il punk, l'anarchico più sfegatato, sente il bisogno di nascondersi dietro una divisa, penso che non ha capito niente di cosa sia, e dove stia, la libertà.
venerdì, 29 ottobre 2004
Forse dall'esterno nessuno può rendersi conto di quanto una famiglia apparentemente normale possa essere ostaggio di una sola, terribile, persona, e questa persona è mia madre. Lei è lontana anni luce dal tipico stereotipo materno che tutti (e probabilmente tutti più o meno delusi, immagino che molte altre madri siano ben distanti dalla perfezione) abbiamo in mente. A me non interesserebbe neanche più avere una madre affezionata a me e al resto della famiglia, sono al punto che l'indifferenza arriverei pure a comprenderla. Quello che mi ferisce incessantemente come una lama perennemente roteante è il suo odio nei nostri confronti. Odio, non so definirlo in altro modo, e del tutto ingiustificato. Le diamo fastidio e basta. Le dà fastidio anche solo vederci quando entra in una stanza. Se apre bocca lo fa sempre e solo per fare un rimprovero, una critica, non c'è mai niente di buono che facciamo, dal suo punto di vista, neanche per sbaglio. E mio padre? Pur essendo sempre e solo maltrattato, rimproverato e comandato da lei non osa mai metterla di fronte alla realtà delle cose, preferisce cercare sempre di giustificarla, anche quando lei ha torto marcio, anche se così fa solo del male a noi figlie. "Mamma ha l'esaurimento". L'esaurimento??? E' da quando sono nata che mia madre ha l'esaurimento, non ha mai giocato una volta con me, fatico a ricordare suoi sorrisi nei miei confronti! "Ci vuole pazienza". Pazienza??? E perché? Una pazienza infinita attuata per permettere a un altro di continuare con le sue pazzie e angherie non è pazienza, è un crimine. L'atteggiamento vile di mio padre (non ditemi che è amore! E' abitudine, rassegnazione, "quieto" vivere anche se non vedo come potrebbe andare peggio) mi ferisce anche più dell'aggressività di mia madre. Credo tra l'altro che questo tipo di schema non sia raro e non so, anzi, non voglio spiegarmi il perché. So una cosa, però: che non è giusto. Sono certa che sarebbe stato meglio per me vivere senza madre piuttosto che con una anti-madre come quella che ho io. Non so come ho fatto a superare la mia adolescenza senza diventare anoressica o bulimica o drogata o nonsochecosa avendo, oltre ai normali problemi di tutti, un surplus di fobìe, fissazioni, depressioni, aggressioni che mi venivano regolarmente scagliate addosso da questa pazza che è mia madre. Poi vivo in una società dove le donne, e ancor più le madri, sono sempre considerate vittime, o comunque persone deboli e indifese da tutelare nel lavoro, nella famiglia, nei divorzi, sempre! Come se le donne fossero tutte uguali! Come se le madri fossero tutte meravigliose, e se non lo sono è colpa degli altri. Se una è depressa o piena di fobìe e tiene in ostaggio tutta una famiglia (pazienza il marito che se l'è scelta, ma i figli non c'entrano niente!) bisogna capire e amare anche se non si vuol curare, se non vuol capire di essere pazza, anche se avrebbe dovuto fare l'eremita in qualche landa desolata, perché lei odia gli altri, si sente perfetta e tutto il resto non è mai alla sua altezza, le dà fastidio tutto ciò che è umano! Io sono stata costretta a fare un lavoro certosino sul mio carattere per riuscire a sopportare qualunque provocazione senza impazzire, ho sviluppato senza nessuno studio ma semplicemente perché costretta dall'urgenza della realtà, un meraviglioso distacco Zen che mi rende molto amata sul lavoro e dagli amici perché non perdo la pazienza neanche in condizioni estreme. Ma garantisco che avrei preferito avere e tenermi un carattere di merda piuttosto che essere costretta a cambiarlo sotto la pressione della pazzia e della crudeltà altrui.
giovedì, 28 ottobre 2004
Domenica scorsa ho perso un amico a cui volevo molto bene. E' stata una figura importante nella mia infanzia e adolescenza. I ricordi più cari che ho di lui sono legati alle nostre gite in bicicletta, alle escursioni in montagna, in cui lui era sempre l'infaticabile guida. Ma ricordo altrettanto piacevolmente le nostre conversazioni, il modo che egli aveva di farmi amare quelle poesie che a scuola mi sembravano orrende, e perfino di farmi digerire il greco e il latino! Si chiamava don Mario, era un prete salesiano ed era uno spirito libero. Chi gli è stato vicino negli ultimi giorni ha riferito che lui, che aveva più di 80 anni, diceva che nella sua vita si è divertito molto, e che ne era soddisfatto, insomma, come si dice, se n'è andato "sazio di giorni". Però è triste lo stesso sapere che lui non è più su questa terra, ecco. Martedì sera, partecipando alla veglia di preghiera in suo onore, per tutto il tempo ho fissato la sua bara, sopra alla quale c'erano i paramenti sacerdotali, e accanto c'era una fotografia che lo ritraeva fiero e sorridente sulla sua amata bicicletta. Provavo allo stesso tempo dolore e tenerezza. Però l'immagine che mi porto dentro di lui è piena di forza, splendore e intelligenza. Penso di essere stata fortunata ad avere conosciuto un amico tanto più grande di me, che ha saputo essere nei miei confronti tenero e ruvido al tempo stesso, che quando usciva fuori dai gangheri ti faceva tremare (ma di solito aveva ragione), per poi tornare dopo poco a sorridere. Mi ha insegnato il gusto per la verità, per la libertà e per la profondità, e spero che ora sia davvero felice da qualche Altra Parte, che non sia finito tutto così! E che magari ci siano le biciclette anche lì!
lunedì, 25 ottobre 2004
Il buon proposito di ieri è stato messo in pratica e questo mi dà gioia. Mi viene in mente quell'eccellente saggio di Martin Buber, quando a proposito della virtù della risolutezza egli parla della necessità di unificare anima e corpo per centrare il proprio obiettivo. L'idea di ottenere una tale concentrazione, così tenace, voluta e profonda da farci diventare tutt'uno con lo scopo che ci proponiamo, mi affascina molto. E' un concetto trasversale a diverse culture; Buber per esempio lo ricava dal chassidismo (una importante corrente spirituale dell'ebraismo), ma chi ha un minimo di familiarità con la cultura giapponese lo troverà molto familiare; penso che sia un problema che l'uomo, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca, si è sempre posto, dandosi una sola risposta: la risolutezza è una delle prime virtù di un animo robusto, proprio ciò a cui io stessa tendo!
In questo momento, però, sono tutta scombussolata: ho ricevuto una mail lapidaria dalla mia amica Reb, che di solito lapidaria non è; mi ha scritto soltanto questo: "non sono di buonumore", senza neanche firmarsi! Le ho subito risposto chiedendole se le è successo qualcosa di specifico o se è un malumore passeggero, e le ho detto chiaramente ciò che lei sa, cioè che per lei ci sono sempre, se ha voglia di confidarsi. Ma ora sono in pensiero, il tutto è aggravato dal fatto che lei è negli USA, cioè non precisamente dietro l'angolo e scriversi e-mail, per quanto calorose, è ben diverso dal parlare viso a viso o dall'abbracciarsi! Vabbè, speriamo siano solo paturnie passeggere e che domani sia già passato tutto. E' incredibile l'amicizia. E' un sentimento fortissimo; quando l'amico soffre, si soffre con lui. Quando gioisce, si gioisce insieme. A prima vista, è difficile capire quanto possa essere forte il legame tra due persone che in fondo non sono né parenti né amanti; eppure, spesso è proprio uno dei legami più forti che si sperimenta nella vita. Nè il tempo né le distanze lo cancellano; è un sentimento completamente gratuito e disinteressato, a volte anche più di quanto lo sia l'amore. Reb, ti voglio bene!
domenica, 24 ottobre 2004
Mi sento triste quando mi accorgo di avere sprecato il mio tempo e purtroppo mi accade spesso. Sono troppo pigra, tendo sempre a rimandare i compiti noiosi ma necessari e poi regolarmente mi pento. Le poche volte che faccio subito e con impegno il mio dovere mi sento infine stanca ma felice, soddisfatta. Però non è che mi serva molto di lezione. Mi sembra che la maggior parte delle persone aspiri ad avere una vita esaltante in ogni istante, quindi si fa sempre più fatica ad accettare il fatto che essa sia invece spesso fatta anche di routine e noia, ci si abbatte, si ha sempre l'ansia di fare tante cose ma così non ci si concentra realmente su nulla e si finisce per vivere col pilota automatico invece che consapevolmente. Credo molto nelle "virtù quotidiane" piuttosto che negli eroismi di un giorno ed è per questo che voglio lottare strenuamente contro la pigrizia che mi impedisce di usare e valorizzare bene il mio tempo. Perciò vado a lavorare immantinente!
giovedì, 21 ottobre 2004
Oggi finalmente, dopo interminabili giorni grigi, è spuntato un pallido sole... non aspettavo altro, mi sono subito precipitata in garage e sono partita in sella alla mia amata bicicletta. Io ho una vera passione per la bici, la uso in città come mezzo di trasporto, ma anche per fare lunghe, faticose e masochistiche escursioni sui colli (altro che 50 special!), e tutto, credo, grazie a mio zio, che per il mio quinto compleanno mi regalò una bicicletta quasi più alta di me! Era rossa, nuova di zecca, e nonostante fino allora avessi guidato solo il triciclo il mio più grande desiderio fu di imparare subito a guidarla. Ricordo ancora quale ebbrezza provai quando, ormai ricoperta di lividi e contusioni per le innumerevoli cadute, riuscii finalmente a pedalare mantenendomi in equilibrio da sola! Da allora è cominciato l'idillio e, seriamente, devo dire che pedalare per me è come una valvola di sfogo, un modo per distaccarmi un po' dalle beghe quotidiane o per ritrovare la calma dopo averla perduta. La bici è anche il mio "pensatoio": credo di essermi chiarita le idee su tante decisioni importanti proprio durante qualche sana pedalata, quando assieme alle gambe ruotano meglio anche le rotelle del cervello. Durante la pedalata di oggi mi è venuta un'idea: armarmi di macchina fotografica e rendere manifesto, attraverso le foto che scatterò, il senso che il mio sguardo dà alla realtà, perché quando ci guardiamo attorno non vediamo tutto indistinto, ma cogliamo particolari diversi da quelli di un altro osservatore, insomma interpretiamo quello che guardiamo. Soprattutto voglio fotografare le persone che amo rubandone le espressioni o i momenti che mi emozionano, o anche certi scorci e particolari della mia città o dei posti che amo. Insomma, non ho pretese artistiche, voglio farlo per me, perché non mi va di guardare solo le cose come le vedono gli altri, e perché ci sono tante cose che nessuno nota ma che lo meriterebbero.
martedì, 19 ottobre 2004
Ormai sono lanciata. Ho anche deciso di rispolverare il mio greco, e tutto per un corso che mi sta appassionando tantissimo, "storia del cristianesimo", dove mi sento molto Sherlock Holmes, a decodificare tutte quelle parole e quelle varianti di centomila scritti protocristiani per risalire a lui, che a quanto pare se ne sbatteva di fondare una nuova religione e non ha lasciato scritto niente! Così lo dobbiamo raggiungere attraverso le parole e le visioni e le lingue di altri, un uomo che comunque la si pensi ha cambiato la storia, a partire dal modo di datare le epoche! E' davvero una situazione affascinante e il prof. è un tipo in gamba. Peccato ci sia gente che non è capace di leggere ad alta voce, ormai sono la speaker ufficiale! Poi quando esco, ancora col cervello assorto nella lezione appena terminata, mi piace passeggiare tranquilla sotto i portici e sentirmi a mio agio nella mia stupenda città.
sabato, 16 ottobre 2004
Che bello, sono felice! Non avrei mai pensato di sentirmi così serena e a mio agio in un OSPEDALE, eppure è così! Ieri sono andata per fare la mia periodica flebo, che dura la bellezza di TRE ore, e mentre raggiungevo l'ambulatorio ero felice all'idea di rivedere il mio meraviglioso medico e i suoi due assistenti, che sono non semplicemente gentili, ma affettuosi e amorevoli nei miei confronti. Anche ieri, al mio arrivo, il dottore mi ha dato un bacio sulla fronte, mi ha accarezzato il viso chiedendomi nel frattempo come stavo, e anche il suo assistente, che adoro, ha fatto altrettanto nel vedermi e si è fermato a chiacchierare con me nonostante fosse indaffarato. Mi fanno tanto piacere questi gesti, perché vanno al di là di quella gentilezza formale che ci si aspetta da un medico, sono gesti che non sono richiesti, non sono dovuti, che sicuramente a qualche altro paziente possono dare fastidio, e che a me invece danno una grande gioia e una grande forza, mi piace essergli simpatica e che provino tenerezza per me. Mi piace che tocchino il mio corpo anche per farmi una carezza sul viso, per darmi un bacio e non solo per visitarlo freddamente, mi piace che mi tocchino anche dove non c'è bisogno, perché così viene a cadere quella barriera tra il medico e il paziente, si crea un'intimità che è ciò di cui io personalmente ho bisogno per riuscire ad affrontare serenamente la mia malattia. Ecco perché ogni volta che esco dall'ospedale sono euforica, ho l'adrenalina a mille, è come se assieme a quella flebo mi venisse instillata un'abbondante razione di gioia di vivere! So che può sembrare strano, lo sembra anche a me, e non voglio sembrare irrispettosa nei confronti di chi, forse più malato di me, vive la malattia e l'ospedale con profonda sofferenza e disagio fisico e mentale; quella che racconto è soltanto la mia personale esperienza, quello che vivo nel mio cuore e sulla mia pelle. Ho imparato com'è bello imparare a fidarsi degli altri, a volte a dipendere dagli altri, dai medici, dagli infermieri, dagli amici e parenti che si preoccupano per te, e com'è bello riuscire a ricambiare. E com'è emozionante, e non troppo raro, incontrare medici che si prendono a cuore la vita, e non solo la salute, dei propri pazienti, che mostrano affetto e dolcezza per loro, che non si limitano a curare una malattia, ma si prendono cura della persona. E così mi ritrovo a ringraziare la mia malattia, senza la quale non mi sarei ritrovata a riflettere oggi su come sia bello vivere, su come sia importante amare.
domenica, 10 ottobre 2004
Il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato, qualche giorno fa, alla semi-sconosciuta scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, una scelta che proprio non mi va giù. Probabilmente i pochi di noi che la conoscevano lo devono allo stupendo film di Haneke tratto da un suo romanzo, "La pianista". Quel film è tra i miei film più amati in assoluto, per questo scelsi di leggere il romanzo da cui era stato tratto. Be', mi sono sforzata di leggere più di uno dei suoi romanzi, ma non giudico di avere impiegato bene il mio tempo.Questa scrittrice intende, buona ultima, distruggere qualunque visione positiva della propria società e infine della vita usando -che novità- il più trito nichilismo condito di pornografia sessuofobica, un sesso triste, per niente festoso, una sessualità che si risolve esclusivamente nella violenza del maschio sulla donna (come se il sesso fosse solo questo!). Il tutto con uno stile -"corale", è stato definito dagli illustri Accademici di Svezia- contorto, pesante e arzigogolato.
Be', io penso che questa scelta sia stata pigramente ispirata a un meschino calcolo "politically correct". Volevano votare una donna e non un uomo. Meglio che non fosse di lingua inglese. E così, via Philip Roth, Margaret Atwood, Doris Lessing o la Oates! Scegliamo un'austriaca ribelle (che ovviamente, essendo ribelle, ha subito dichiarato che non andrà a ritirare il premio), donna, per carità, perché scegliere un uomo ormai è una bestemmia, e una scrittrice deve essere per forza ribelle! Be', io, da donna, non la sopporto la cosiddetta "discriminazione positiva" che invece va tanto forte negli USA e ormai prenderà piede anche da noi. Perché devo passare avanti agli altri solo perché sono donna, o nero, o omosessuale, più che per i miei effettivi meriti? E' vero, in questo caso si tratta solo di un riconoscimento simbolico, sono tanti i nomi illustri morti senza averlo ricevuto, il loro valore non cambia, non dipende dall'aver ricevuto o meno un premio. Vorrà dire che continuerò a gustarmi per esempio i bei romanzi di Roth, che sarà pure un inguaribile maschio (e pure maschilista!), ma sa emozionarmi e farmi riflettere e sorridere ben più di mille Jelinek grondanti rabbia e risentimento. E scusate lo sfogo!
sabato, 09 ottobre 2004
Virginia Woolf scrisse che aveva trovato "la propria voce", cioè il proprio modo di esprimersi e comunicare, a 40 anni. Be', diciamo che anch'io sto riuscendo a esprimere la mia voce e mi sento molto fortunata visto che sono ancora giovane. Ma fino a qualche tempo fa facevo una fatica terribile a esprimere la mia personalità, perché avevo sempre paura di disturbare! Ero una sfiduciata pazzesca! Ancora adesso sono molto riservata e introversa, soprattutto parlo poco di me con gli altri perché temo di annoiarli, ma non ho più paura di esprimere le mie opinioni su argomenti di interesse più generale, e non mi interessa se sono e rimango un po'imbranata, pazienza! Credo che dipenda dall'educazione che mi hanno dato i miei genitori: mi hanno sempre lasciato molto libera ma osservando loro li vedevo sempre timidi e impacciati con gli altri, e così lo sono diventata anch'io. Non mi piacciono le persone prepotenti o arroganti, ma quelle estroverse ed esuberanti sì. Un giorno ho letto che i timidi invece di essere, come sembrerebbe, delle persone umili, sono invece molto egocentriche e presuntuose, perché credono di essere al centro dell'attenzione, che ogni loro parola conti tantissimo, altrimenti parlerebbero liberamente fregandosene un po' dei giudizi altrui, senza farsi tante paranoie. Leggere questa cosa mi ha aiutato a superare la timidezza e devo dire che sono soddisfatta di me. E'abbastanza ridicolo osservare che accanto a persone insopportabilmente arroganti ce ne sono altre che si sentono in colpa quasi per il solo fatto di respirare!