giovedì, 09 dicembre 2004
Tra i miei maestri di vita, oltre al prof. Antonio Faeti, ci sono i filosofi stoici, soprattutto latini. Per esempio spesso e volentieri leggo le lettere dell'amato Seneca, molte delle quali erano da lui dirette a un certo Lucilio, ma se al posto di Lucilio metto il mio nome funziona lo stesso. In queste lettere il severo ma prudente (nel senso autentico del termine) filosofo spiega pacatamente tante cose, per esempio che non è necessario abbigliarsi da straccioni per essere filosofi. Anzi è meglio vestirsi e comportarsi in modo anonimo, perché l'intelligenza e la cultura non hanno bisogno di questi stratagemmi per imporsi. Inoltre è inutile essere polemici a tutti i costi, perché si rischia di diventare ridicoli e, peggio, di non dire nulla che possa esser preso sul serio. La virulenza, la rabbia, l'astio con cui si dicono cose anche vere e importanti, finisce per assumere più evidenza delle cose dette, scavalcandole e facendole passare in secondo piano. Insomma, non giova, impedisce di raggiungere lo scopo e, aggiungo io, è antiestetico e fa ammalare. Inoltre oggi molti fanno coincidere il pensare liberamente col criticare a tutto spiano qualunque cosa per partito preso. L'essere perennemente polemici, musoni e catastrofisti solo per non essere politicamente corretti o omologati. Francamente non so cosa sia peggio. L'idea che solo descrivendo il lato schifoso delle cose si renda giustizia al mondo mi sembra decadente e inutilmente disfattista. Soprattutto mi sembra profondamente sbagliata e falsa. Mi sembra un alibi per perenni adolescenti scazzati e a lungo andare parecchio frustrati. A chi giova?
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categoria:esercizi spirituali
giovedì, 09 dicembre 2004

Fumetti e fiori

Corre voce che in fumetteria si facciano incontri interessanti ma a me non risulta, benché frequenti regolarmente le due fumetterie famose della mia città. Forse perché sono vecchia. Gli unici che socializzano mi sembra siano i ragazzini delle medie che ci passano i pomeriggi a giocare a carte e a leggere a scrocco. Gli altri frequentatori sono più vicini ai 30 che ai 20, come me, e hanno il muso lungo e l'atteggiamento concentrato e scontroso, come me. E spesso anche con un sottofondo di perplessità, come me. Sì perché ormai ogni volta che esco da quel luogo di perdizione, col portafoglio incredibilmente alleggerito, mi chiedo se davvero ne valga la pena e mi rispondo che sì, i fumetti sono una mia passione (sono anche un lavoro, ma spendo più di quanto guadagno), e che i libri ormai li prendo quasi solo in biblioteca, quindi non spendo più cifre astronomiche in quel settore, e che per il resto non vado in discoteca, non prendo aperitivi, non frequento locali-in, esco poco la sera, non compro vestiti, le scarpe finché non mi si crepa la suola non le sostituisco, fumare neanche pensarlo... e allora sì, il vizio del fumetto posso anche permettermelo... non si vive solo per negarsi dei piaceri, però a volte mi chiedo se sia davvero un mio piacere o se non me lo sia forzatamente imposto solo perché adoro il prof. Faeti, che è il mio unico mito a partire da quando ero preadolescente, e lui neanche lo sa né può sapere di avermi plasmato parte del cervello con le sue parole da me avidamente ascoltate e lette. Ma poi insomma, indotto o autentico, ormai questo piacere è mio e me lo devo godere senza sensi di colpa, che poi forse anche quelli fanno parte del piacere. Il piacere di ritenere che ci siano aspetti fioriti della vita, quelli che alcuni considerano superflui ma senza i quali vivere non avrebbe senso, sarebbe solo un vuoto dovere, uno strascicare inutile, cosa che purtroppo a volte accade, e allora coltivare i "fiori", ognuno a modo suo, equivale a resistere.

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categoria:io
martedì, 07 dicembre 2004
Ormai dovrei averlo capito che non mi devo scoraggiare! Quando mi butto giù ecco che subito mi arriva qualche buona notizia a farmi ricordare che in fondo non sono proprio uno scarafaggio! Al lavoro un salto di qualità! Mi è stato affidato l'adattamento di un fumetto a cui tenevo tantissimo e non speravo quasi di averlo! E invece me lo sono conquistato, semplicemente grazie alle mie capacità! E si parte anche con la rivista, per la quale mi è già stato commissionato un articolo! SONO FELICE!!!
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domenica, 05 dicembre 2004
Andare a messa la domenica è per me ormai un'enorme prova di forza d'animo. La vivo come una specie di umiliazione settimanale. So che non è certo lo spirito giusto con cui affrontare la cosa, ma non posso farci niente. La mia collocazione è nel reparto giovani, ed è qui che mi sento una merda totale. Per prima cosa sono rimasta l'unica, e dico l'unica, della mia generazione. I nati nell'anno 1976 nella mia parrocchia si sono letteralmente volatilizzati. Scomparsi. Fuggiti in modo definitivo. Ed erano gli unici che conoscevo (anni di catechismo e cavolate condivise). Quindi me ne sto lì circondata da giovani coppie con bambini piccoli nonché da ragazzini con 10 anni meno di me. Mi sento sola, impacciata e anormale. Mi distraggo osservando i pargoletti e provo invidia perché ne vorrei già avere anch'io. Inevitabilmente a questo punto parte il confronto: la conclusione cui pervengo è inevitabilmente la stessa, domenica dopo domenica: io sono una fallita. Mentre queste persone si laureavano, lavoravano, si sposavano e si riproducevano, io perdevo tempo. Sì, ho buttato via anni e anni (non mesi, anni) della mia vita. Me ne sono accorta troppo tardi, troppo tardi mi sono ravveduta. E ora è comunque sempre TROPPO TARDI. Sarò sempre indietro, sempre alla rincorsa di sogni così semplici in fondo, ma che, avendoli trascurati, ora sembrano irraggiungibili. Mentre queste persone che mi circondano la domenica, li hanno realizzati. E così, invece di uscire dalla messa domenicale serena e ritemprata e piena di gioia, come dovrebbe accadere, ne esco triste e depressa, scontenta di me stessa, consapevole di tutte le mie colpe e del fatto che non basterà una vita per liberarmene. Nonostante tutte le rassicurazioni di don Giuliano sulla speranza, il perdono, i percorsi personali eccetera. Ho un senso del Peccato e dell'espiazione peggio di un puritano del '700.
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categoria:io
sabato, 04 dicembre 2004

Significati posticci a esistenze smarrite. Lo scoramento di perdersi dietro logorree minimaliste sotto cui il nulla. Il gioco infinito dell'autodegradarsi, l'autosvilimento totale e compiaciuto. Ma perché? Perché "sum ergo sum", basta essere, o credere di essere. Il flusso di coscienza elevato a identità. Il trionfo della metonimia.

Ecco cosa penso di gran parte della letteratura contemporanea, di tanti "giovani talenti" pseudo-corrosivi e anche di molti bloggers che non hanno mai letto altro.

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categoria:libri