Son d'accordo con Gozzano: meglio avere al fianco un umarell felice che un intellettuale gemebondo.
Son d'accordo con Gozzano: meglio avere al fianco un umarell felice che un intellettuale gemebondo.
Il piccolo protagonista de "Le streghe" di Roald Dahl, tramutato in topo, trova un motivo di consolazione pensando che un topo non vive in genere più di nove anni o giù di lì, e che quindi lui non sopravviverà alla sua adorata nonna. Io capisco questo bambino. Forse è solo perché hanno più tempo da dedicargli, o quegli anni in più sulle spalle hanno fatto loro capire quali sono veramente le cose che contano, ma non è una novità che spesso l'amore che i nonni trasmettono ai nipoti sembra anche più forte di quello dei genitori. E non dipende dal luogo comune per il quale i nonni viziano i nipotini. C'è ben altro e un bambino lo sa. E lo sa anche uno che non è più un bambino ma che non si arrenderà mai di fronte al tempo che passa e alla morte che rapisce le persone più care. Sono triste, arrabbiata e un po' rassegnata. L'unico che riesce un po' a consolarmi è Seneca.
Sto meditando se iscrivermi a un corso di canto gestito da ex mondine. Si chiama "canto urlato" o qualcosa del genere ed è la tipica tecnica di canto delle mondine di una volta. Dato che amo la musica non mi dispiacerebbe dedicarmi a una tecnica canora così originale e particolare. Amando i vecchi, poi, mi sembrerebbe una scelta più che azzeccata. E inoltre amo anche le nostre radici popolari (e povere, a dirla tutta). Però sono timida e secondo me mi vergognerei. Poi mi chiedo che razza di gente potrebbe iscriversi al corso oltre a me. Per lo più, credo, qualche sedicente femminista probabilmente fanatica (con cui mi troverei malissimo). E forse qualche curiosa come me. Mah, ci penserò. Intanto, come ogni anno, mi iscriverò al solito corso sul fumetto, lì si mi trovo bene; l'importante, come sempre, è tenersi alla larga dagli snob e dai fanatici, ma quelli sono riconoscibili e non c'è problema.
Cambiando discorso, io credo di essere una persona molto egoista. Sto molto bene da sola e amo più i libri delle persone. Spesso preferisco le mie letture e lo studio alle uscite serali con gli amici, che mi stancano tanto e mi lasciano poco. So che sbaglio, ma è più forte di me. Mi chiedo se cambierò mai... A volte guardo fuori dalla finestra il mondo e mi sembra tutto ostile, là fuori, ma mi basta uscire e farmi una passeggiata per non avere voglia di rientrare più.
Oggi è stata una giornata molto bella. Appena alzata sono corsa al presepe per sistemare i re Magi davanti a Gesù. Un gesto che ho sempre fatto, ogni anno (esclusi i miei 9 anni di ateismo), fin da piccola. Ecco perché mi emoziona sempre! In chiesa sono morta dal freddo. Ho notato che di domenica la chiesa è sempre piena, a messa, mentre nei giorni di festa che non cadono di domenica ci sarà la metà della gente. Boh. Poi la cosa più bella è stato il pranzo. Abbiamo invitato entrambe le nonne ed è stato molto divertente vederle chiacchierare tra loro e con noi. E' incredibile, ma quando osservo gli anziani vedo quanto sono spesso più forti e pieni di vitalità di tanti giovani marci dentro. Io personalmente sono giunta al punto che prendo ispirazione dalle mie nonne e da certi vecchi grintosi e simpatici che conosco. Nei momenti in cui mi sento giù o necessito di un'iniezione di coraggio, è a mia nonna che telefono, non certo a qualche coetaneo, data la depressione congenita in molti 20-30enni di mia (e non solo mia) conoscenza. Chissà poi perché tutta 'sta sofferenza. Secondo me è ingiustificata, per lo più. Ci metto dentro anche me, che sono nata malinconica (ma almeno ho sempre saputo di sbagliare). Forse perché sembra non si possa essere veri o interessanti, se non ci si mostra sofferenti. E' una cosa che ci insegnano o trasmettono, anche implicitamente, fin da piccoli.
Una cosa che mi tormenta è che abbiamo milioni di parole per descrivere il dolore, e tutte profonde e significative. Ma non abbiamo quasi parole per parlare di felicità, e quelle poche che abbiamo sembrano tutte banali e senza senso appena le pronunci. Forse non ci siamo mai concentrati molto sulla felicità ed è un gran peccato, perché credo renda molto più interessanti di tanto mal di vivere spesso più esibito che provato.