domenica, 30 settembre 2007

«Il giogo degli empi»

Sono sommersa dalle mail di mia sorella, raccontano tutte cose così interessanti che potrebbero riempire un blog apposito.
Ma oggi ho deciso di estrapolare solo un brano, che deve stare da solo, senza confondersi con il resoconto delle gioiose notti di Ramadan o delle temibili poliziotte tanzaniane. Eccolo (siamo a Dar es Salaam):

L'incontro più toccante è stato con una ragazza... O meglio, pensavo fosse una vecchia, che chiedeva la carità fuori dalla Chiesa... Ma aveva un'escoriazione enorme su una gamba, una ferita aperta tutta rossa di sangue e sporca, infetta. Allora mi sono fermata e l'ho guardata meglio. Sì, sembrava una vecchia, ma che le era successo? Mi ha risposto che ha l’ukimwi (l'AIDS)… E' stato il mio primo incontro ravvicinato con un malato di AIDS, e non sono mai rimasta così impressionata... Sapete quanti anni aveva quella "vecchia", coi capelli bianchi e il corpo rugoso? Ne aveva 19. Senza più un briciolo di pudore, si è tirata su la maglia per mostrarmi i seni intirizziti, mi ha spiegato poi tra le lacrime che era una prostituta, ha avuto un figlio mzungu (bianco) da uno mzungu del quale ovviamente non conosceva neanche la nazionalità (uno sconosciuto, insomma). Questo a 16 anni. E quel bambino è morto ancora piccolo. Nel frattempo ne ha avuto un altro, l'anno scorso, ancora vivo ma affidato a un'altra madre... E lei è stata ovviamente ripudiata dai familiari, che la lasciano così ai bordi di una strada a pentirsi tutti i giorni, minuto per minuto, del suo passato... Ma di cosa poi? Di non aver avuto altre offerte di lavoro dalla vita, se non la prostituzione?

La cosa più triste è stata che un capannello di persone si è formato attorno alla prostituta e alla ingenua occidentale intenerita... E questi erano più divertiti che non altro, e per di più contro alle mie aspettative (credevo che, sapendomi occidentale e ricca, si aspettassero che elargissi subito grandi somme di denaro, visto che ai wazungu – europei - i soldi sgorgano naturalmente dalle tasche come l'acqua di sorgente...) mi dicevano di lasciarla perdere, mentre io cercavo di ragionare... Lei ovviamente non chiedeva che i soldi per mangiare quel giorno, io pensavo alle suore di madre Teresa, e ho chiesto, se le avessi pagato il taxi e l'avessi accompagnata, se lei poi si sarebbe fatta assistere da loro, insomma, se ci sarebbe poi voluta restare... Prima ha detto di sì e stavo per chiamare il taxi, poi no, poi non si sapeva, poi a un certo punto ha preso e se ne è andata via... Mi spiace perché forse si è creata una situazione sfavorevole, con questa gente che rideva, e forse lei si è vergognata di sentirsi un fenomeno da baraccone e per questo se ne è andata via... Forse avrei dovuto insistere, andarla a cercare, non lo so... So solo che mi sono girata e di fronte a me c'era una fila di altri mendicanti di tutti i tipi, soprattutto bambini che non solo chiedono l'elemosina, ma la chiedono per conto dei loro sfruttatori... Poi entri in chiesa e ti ritrovi in mezzo alla gente più elegante, ancora più elegante del solito, magari la stessa che prima, nel capannello, rideva...
In fondo questo succede anche da noi, magari non ridiamo ma in fondo anche noi viviamo la nostra vita parallela accanto ai poveri della strada, giustificandoci nei modi più disparati, eppure lo facciamo tutti, non si salva nessuno, credo... Allora perché gli africani dovrebbero comportarsi in modo diverso coi poveri più poveri di loro?

Me l'hanno detto in tanti, finora, dei volontari che ho incontrato... se vuoi fare questo lavoro gli ideali te li devi scordare, devi scordarti che basterebbe poco per cambiare il mondo, e guardare solo a quello che tu, nel tuo piccolo, riesci a fare... Eppure non riesco a essere d'accordo con questa visione delle cose...

 
Dietro a questo episodio, quanti orrori: il turismo sessuale; il problema dei medicinali antiretrovirali che qui da noi permettono a un sieropositivo di vivere senza ammalarsi per decine d’anni mentre in Africa sono troppo costosi e mal distribuiti; l’ignoranza sull’uso del preservativo e la sua scarsa accessibilità; la povertà e lo sfruttamento; il pregiudizio; la mancanza di compassione di chi sta meglio verso chi sta peggio… e altro ancora. E sempre quel senso d’impotenza strisciante, nel convivere con l’ingiustizia senza riuscire a scalfirla.
Poi, come stamattina a messa, tutti in chiesa ad ascoltare il vangelo che parla del ricco che non dà al povero, affamato e coperto di piaghe, neanche le briciole che gli cadono dalla tavola riccamente imbandita…

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venerdì, 28 settembre 2007

Libertà


Ho visto che tanti amici blogger hanno raccolto l’appello per la Birmania, ma a cosa volete che serva che ci vestiamo di rosso o postiamo un’immagine rossa sui nostri inutili blog? Secondo me, serve più alla nostra coscienza che non a un popolo che sta lottando da solo per la sua libertà.

Da solo perché al di là dei proclami non vedo come le nazioni che contano possano o vogliano intervenire. La Birmania è un piccolo stato senza alcunché di utile per gli interessi di noi Potenze occidentali (vedi petrolio o altro).
E da solo perché la libertà è una conquista solitaria.

Comunque, posto anch’io il mio rosso, non rosso come le vesti dei meravigliosi e coraggiosi monaci ma rosso come il sangue delle vittime innocenti. Sangue che per me, qui, è solo un’immagine; per altri, laggiù e altrove, è la vita che se ne va.

Ma chissà, magari aveva ragione Gandhi e io sono troppo pessimista:
E’ una bestemmia dire che la nonviolenza possa essere praticata solo dagli individui e mai dalle nazioni, che sono composte di individui.

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sabato, 22 settembre 2007
Una pausa!



Nelle ultime settimane, tra studio e lavoro, ho avuto ben poco tempo per me. Ho scritto poco anche sul blog, e già quel poco è stata una “conquista”.
Ora, ho appena finito di preparare un piccolo bagaglio… domattina, alle ore 8,37 salirò su un treno che mi porterà nell’amata Milano, dove trascorrerò tre giorni meravigliosi (e non è ottimismo, ma certezza!).

Sono molto felice!

Cari amici, vi auguro una buona domenica e un buon inizio settimana…

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martedì, 18 settembre 2007

Otto cose di me…

Raccolgo l’invito della blogger-amica Caterina Pin a raccontare otto cose su di me che ancora non sapete… E pensare che qui non faccio altro che parlare di me! Comunque… eccole:

 
1.  Ho l’abitudine di inventare delle storie e di raccontarmele. Lo faccio soprattutto nei cosiddetti “tempi morti”: mentre a letto aspetto di addormentarmi, mentre sono in bici o in autobus e così via. A volte queste storie prendono una piega così tragica e melodrammatica che mi commuovo e scoppio a piangere per la disperazione. Sono inconsolabile, e capirete che è un po’ imbarazzante se mi trovo su un mezzo pubblico o in coda all’ufficio postale (e mi è successo!). Allora in questi casi faccio in modo di raccontarmi storie umoristiche (meglio ridere da sola che piangere, no?).

2.  Tra i miei riti quotidiani, quello irrinunciabile è il rito del tè. A metà pomeriggio, dovunque mi trovi e in qualunque condizione, devo bere una tazza di tè. Non solo: rispetto con grande cura (cioè: cronometro alla mano) il tempo di infusione (non più di tre minuti, affinché sia bello potente), quando uso le bustine non mi limito a estrarle ma le strizzo bene in modo da spremerne tutto il succo e di solito, quando lo bevo a casa, accompagno al tè cucchiaiate di miele, ma non lo sciolgo nel tè, me lo mangio direttamente. D’inverno, dopo il tè bevo anche due dita di Vov!

3.  Quando al mattino, dopo che mi sono alzata, passo davanti allo specchio, di solito sono così felice di rivedermi che mi vien voglia di abbracciarmi.

4.  Ho paura del buio (solo dentro casa mia, però, non altrove) e quando sono in casa da sola, la sera, quando devo andare a letto accendo tutte le luci, poi, quando arriva il fatidico momento in cui, dopo essermi lavata i denti, le devo spegnere per mettermi a letto e l’unica stanza illuminata resta la mia camera, faccio una corsa forsennata nel buio per raggiungerla e finché non sono a letto con le braccia coperte dalle lenzuola non mi sento tranquilla (a quel punto potrebbe anche entrare nella stanza un esercito di Zombie ma, essendo coperta, non so perché mi sentirei comunque al sicuro). Il problema è che, correndo in quel modo e dovendo fare un percorso tortuoso per raggiungere il letto, sbatto contro mobili e pareti e il giorno dopo mi ritrovo con un bel po’ di lividi…

5.  Un giorno, quando avevo 17 anni, mi sono svegliata e improvvisamente, e con grande sgomento, mi sono scoperta atea. È stato uno dei giorni più brutti della mia vita; da lì sono iniziati ben otto lunghi anni di ateismo sofferto, pieni di nostalgia e ribellione (non c’è stato un solo giorno in cui sono stata felice di non credere in Dio o  mi sia sentita per questo più libera), al termine dei quali una mattina mi sono svegliata e non ero più atea. Ho minacciato Dio che piuttosto mi fulmini o mi privi di una gamba ma non mi faccia mai più un simile scherzo.

6.  Quando ero piccola e mi svegliavo al mattino nel mio letto, sentivo dei rumori di stoviglie provenire dalla cucina ed ero convinta che ci fossero delle scimmie che venivano ogni mattina a giocare nella mia cucina. Poi un giorno ho scoperto che sfortunatamente erano solo i miei genitori che preparavano la colazione.
All’epoca, poi, soffrivo di allucinazioni notturne: durante la notte mi svegliavo e vedevo e sentivo degli insetti rossi e neri percorrermi tutto il corpo! Non potevo scacciarli, era orribile, mi salivano fino in faccia ed erano tantissimi (ogni benedetta notte). Però se allungavo un braccio e toccavo con la mano la sponda del letto di mio padre (senza svegliarlo) sparivano subito.

7.  Una fantasia che ho da sempre è quella di restare chiusa per tutta la notte, da sola, in un edificio pubblico (una chiesa, una scuola, una biblioteca…). Ogni tanto (magari mentre sono a messa o in una scuola o in coda in qualche ufficio comunale) studio come potrei fare a restare dentro dopo la chiusura senza farmi scoprire e immagino come potrebbe essere. Temo che questa mania derivi dai cartoni animati di Scooby Doo che guardavo da piccola (Scooby Doo e i suoi amici passavano sempre la notte in un castello a cercare fantasmi).

8.  È da quando andavamo ancora a scuola che le mie amiche hanno l’abitudine di sottopormi le lettere che scrivono, affinché io le corregga. In particolare alle superiori la mia migliore amica si innamorò perdutamente di un ragazzo più grande che probabilmente non sapeva neanche della sua esistenza e cominciò a bombardarlo di lettere d’amore (corrette e rielaborate da me su suo canovaccio) che, modestamente, ottennero anche, dopo litri d’inchiostro, l’effetto voluto. Ecco perché non mi sono stupita del fatto che quando nella mia casa editrice si dovette affidare a qualcuno il compito di correggere le bozze, fui scelta io!

 

Ecco. Io la catena non la passo a nessuno in particolare, però, dato che è un modo simpatico per farsi conoscere un po’ di più, invito chi ne ha voglia e non l’ha già fatto a postare le otto curiosità che lo/la riguardano. Che ne pensate delle mie?

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categoria:io
mercoledì, 12 settembre 2007

Alle falde del Kilimangiaro

Mentre per noi, qui, archiviate le vacanze, ricomincia il tran tran quotidiano, ecco qualche altro frammento di viaggio della mia audace sorellina Linda e della sua amica Gaia in terra tanzana. I brani riportati si riferiscono al viaggio picaresco fatto da Dar es Salaam fino alle falde del Kilimangiaro (ebbene sì, proprio quelle). Loro procedevano così: andavano all’avventura, di paese in paese; arrivate in un villaggio, chiedevano a qualcuno se poteva ospitarle per la notte in cambio di un po’ di denaro (nei posti dove non c’erano alberghi ovviamente). Sono sempre state accolte molto bene, finora. Come al solito, i titolini sono miei, il testo è di Linda. È lungo, leggete solo quello che vi va!

 

I Vitelloni (versione tanzana)

Carissimi cari, quindici minuti per raccontarvi tutti questi giorni è un po’ un caos ma ce la posso fare... Considerate che nell’ultima settimana ogni giorno siamo state in un posto diverso!!!!
Comunque, riprendiamo dal punto dolente... Zanzibar! Molto bello e carino come posto, la pace dei sensi come spiaggia, ma pieno di ragazzi appiccicaticci che sanno anche l’italiano, per forza, con tutti i nostri turisti... Ogni sera ci si appioppava un ragazzo diverso e la mia amica, furbona, dava il numero come se niente fosse, così uno ce lo siamo ritrovato appioppato tutto un giorno... Ci ha raggiunte che eravamo già sul pullman per andare al mare ed è stato con noi tutta la giornata... Solo che dopo, ovviamente, andava in giro dicendo a tutti che Gaia era la sua fidanzata, ops! Però devo  dire che lui mi ha salvata perché proprio quel giorno sono stata malissimo, e lui, carinissimo, mi è stato vicino tutto il tempo e mi ha acccompagnata a casa portandomi addirittura lo zaino ultra-peso... Per dire che alla fine sono sempre comunque così gentili!!! È bello perché ovunque andiamo troviamo qualcuno che ci aiuta, ci accompagna, ci dà indicazioni per evitare che qualcuno ci possa far del male... Insomma troppo bello! Comunque poi mi sono ammalata e tralascio l’agonia che è durata anche per qualche giorno a Dar, con la mia amica che non ne poteva più perché voleva ripartire... Alla fine ce l’ho fatta, o meglio, mi hanno cacciato via perché sappiamo che dopo poco l’ospite puzza, e così mi sono ritrovata in viaggio per Tanga.

Manie di grandezza

A Tanga è stato bellissimo, siamo state a vedere delle grotte famose dove in realta non c’è niente, però gli abitanti del luogo, che buffi, ci hanno fatto vedere come cose meravigliose delle figure che loro e solo loro vedevano nella roccia... Mi spiego, erano delle grotte con stalattiti e stalagmiti e pipistrelli, e a volte le forme della roccia potevano ricordare la forma di certi animali, che ne so: un pollo, un elefante, una giraffa, ovviamente mai un cavallo o un orso... Ovviamente in Africa le grotte devono avere la forma di animali africani!!! Nonché, nientepopodimeno che la forma dell’Africa per due volte, in uno di questi casi addirittura si trattava di una roccia che si era staccata dalla parte superiore ed era caduta a terra, esattamente della forma dell’Africa!!! Che cose mirabolanti e misteriose, ne'!!!

In bicicletta nel deserto

Va be’, comunque la passeggiata è stata carina, in mezzo a una natura bellissima, e i bambini che ci correvano incontro per salutarci, oppure si nascondevano impauriti dietro le gonne delle mamme… “Mzungu bye! Mzungu bye!”: ci salutavano così.
Poi Pangani, un bellissimo mare in un bellissimo verde, per il resto molto piccolo, tranquillo e con poca gente, simpatica, ma il paesaggio che abbiamo visto dal pulmino per arrivarci... Mi è rimasto nel cuore!!! E'  stata una delle gite più belle, insieme alla corsa in bicicletta di Bagamoyo - due ore in bici sotto il sole tra sassi che ti facevano sobbalzare e la sabbia che ti faceva sbandare, sotto un sole rovente e tutto per vedere due rovine di una moschea col suo cimitero, va be’...-

Tutti insieme appassionatamente

Dopo Pangani di nuovo zaino in spalla verso nord, il freddo nord di Arusha, la città ci ha un po’ deluse perché è grigia e non c'è un tubo, ma poi... Siamo partite all'avventura, ma stavolta sempre peggio, sempre più verso l'ignoto... E ci guardavamo e ci dicevamo “che pazze” solo con uno sguardo d'occhi!!! Siamo finite su un dalaldala (pulmino) di una ventina di posti che però era stipato al punto che saremo stati almeno il doppio, e per tutto il tempo ho avuto una signora praticamente seduta, col suo culone (scusate la parola), sul mio fianco destro... mentre Gaia era spiaccicata contro il finestrino... Be’, vi giuro che io un massaggio al fondoschiena così prolungato e sfrenato non l'ho mai ricevuto in nessun altro pulmino... Una strada tutta di sassi e pietruzze, e noi, minuscolo pulmino da 20 stipato all'orlo, andavamo sobbalzando in una landa semi-deserta, la steppa, dove il massimo che si poteva trovare era, ogni tanto, una casupola a funghetto e, immersi in una mandria di bestiame, uno o due pastori masai coi loro drappi lunghi e colorati...

Una figura nella steppa

Poi la tristezza massima, ma anche il fascino massimo, è stato quando in mezzo a questa terra immensa e verdognola si è visto un masai, uno solo, senza mucche, senza niente, che camminava cosi, senza fermarsi e come se fosse la cosa piu normale del mondo, verso il nulla della sua steppa.

Igiene, questa sconosciuta

Insomma è stato un viaggio emozionante, a un certo punto mi sono addirittura vista Gaia schizzar via dal finestrino, perché era impossibile raggiungere la porta, e tutto per riuscire a fare la pipì... A casa di uno qualsiasi!!! E’ incredibile come queste situazioni ti fanno abbandonare ogni paura, vergogna o che, vi dico solo che ormai non ci lamentiamo più se anche solo nel bagno abbiamo un secchio per lavarci, o se dormiamo in compagnia di simpatici esserini che io definirei scarafaggi, ma non voglio neanche chiedermelo cosa veramente siano!!!!

La culla della civiltà

Comunque alla fine siamo arrivate a un lago bellissimo dove abbiamo visto gli ippopotami e abbiamo dormito lì. Infine ieri siamo state a Kolo, era quella la vera meta della nostra avventura! Abbiamo camminato con una guida in quella stessa steppa mezza deserta e tutta uguale fino ad arrivare a delle vecchie grotte dove abbiamo visto, e stavolta ne valeva davvero la pena, le pitture rupestri dei boscimani, risalenti a 5000 anni fa!!! Insomma, qualcosa dal valore storico unico!!!! E’ stato molto emozionante!!!

Medicina (molto) alternativa

Non solo, sapete che abbiamo fatto nel pomeriggio? Abbiamo chiesto alla nostra guida di portarci.. da una mganga, una stregona!!! E’ stato troppo forte, ci ha fatto vedere come fa quando qualcuno viene da lei a chiederle una medicina... Che ridere, praticamente faceva finta di essere invasata (si dice cosi?) dal dio del rito swahili, e per far finta di essere in trance si è messa a ruttare e fare dei versacci!!! Poi io le ho chiesto cosa mi avrebbe dato per i miei problemi di tumbo (pancia) e lei mi ha fatto vedere delle erbe con cui avrebbe fatto una medicina che avrei dovuto prendere per sette giorni (e Paskali, la guida, mi ha consigliato di segnarmi la prescrizione, per non dimenticare...). Per fortuna non me l’ha fatta prendere per davvero!!! Però ho avuto un attimo di brivido al solo pensiero... Che risate, però!!!

Il tempo perduto

La sera abbiamo mangiato ugali e mboga (tipo polenta) come la famiglia che ci ospitava… Poi a un certo punto ha detto il tipo che non aveva piu elettricità e ci ha spento la luce, così siamo andate a letto nel buio più completo, per risvegliarci ugualmente nel buio piu completo… Infatti ci avevan detto che il pullman del ritorno era alle 6 di mattina, in punto, e se lo perdevamo non tornavamo più… Almeno cinque o sei persone ci hanno confermato l’orario! Peccato che alle sei, per l’appunto, era ancora talmente buio che non si vedeva niente, né dentro né fuori, così a tentoni abbiamo raggiunto la fermata …. Inutile dirvi che abbiamo dovuto aspettare lì un’ora… Ma perché gli africani non hanno il senso del tempo??? Aaaaargh!

Il tempo ritrovato

Comunque abbiamo preso il pullman del ritorno... Due tipi inglesi, prima di scendere, ci hanno avvisato che l'autista era un po' "crazy", e infatti non credo di essere mai andata tanto veloce in vita mia, però devo dire che siamo tornate presto ad Arusha!!!

Proposte di matrimonio

Ora vi lascio con l'ultima chicca: finora ho ricevuto già due autentiche proposte di matrimonio... Dovete sapere che eravamo diventate amiche di un poliziotto, sotto casa a Dar, molto gentile, ci piaceva parlare con lui perché parlava chiaro e piano apposta per farci capire, e se non capivamo ci ripeteva le cose dieci volte, proprio come un professore, e poi parlavamo di cose interessanti! Solo che lui ha 32 anni, quindi ormai è un vecchissimo scapolo per i canoni della Tanzania, e siccome è rimasto scioccato dal fatto che Gaia ha già avuto tanti ragazzi nella sua vita, ha pensato che io invece, essendo molto piu seria (eeeeeh!), potevo essere l'ideale come sua moglie, così mi ha fatto una proposta serissima. Ha esordito dicendo che lui si vuole sposare, ma non vuole una moglie tanzana, né ugandese, né congolese, ne vuole una italiana... Gli ho detto "ma spagnola, francese, no eh?" E no! Lui casualmente voleva proprio un'italiana... Poverino ho infranto il sogno suo e di sua madre (mi ha detto che la sera prima aveva chiamato la mamma dicendole: “Mamma, forse riuscirò a far avverare il tuo sogno, forse ho trovato quella giusta per me!!!!”). Va be’! Invece ieri il signore che ci ha ospitato, che è musulmano (è piuttosto povero, per questo chiedeva..) mi ha proposto così, di punto in bianco, cosa ne pensavo di diventare musulmana e sposare suo figlio Ali... Poi è arrivato il figlio, me l'ha presentato e di fronte a lui mi ha chiesto: “Be’, allora che ne dici? Non lo sposeresti?”

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domenica, 09 settembre 2007

L’angelo (alcolizzato) del focolare

Stamattina, su Repubblica, ho letto la notizia dell’imminente ri-pubblicazione de Il saper vivere di Donna Letizia, manuale di galateo uscito per la prima volta nel 1953 con lo scopo di insegnare le buone maniere alle donne italiane perché restassero, sì, Angeli del Focolare, ma raffinati e al passo con i tempi.
Conosco abbastaza bene la mentalità dell’epoca dato che mia madre, nata nel 1951, si comporta da sempre come se negli anni ’50 avesse avuto vent’anni e da allora il tempo non fosse più passato. Non ho mai ben capito perché sia prigioniera di tale paradosso cronologico, so solo che non c’è niente da fare, bisogna accettarla così ed entrare nella “sua” epoca per comprenderla. Ecco perché, come ho già raccontato qualche mese fa, fin da piccola mi sono sorbita la lettura di tutta L’enciclopedia della fanciulla più i film hollywoodiani anteriori al 1962. Ho provato anche a leggere un romanzo di Delly ma lì non ce l’ho proprio fatta… c’è un limite a tutto.
Credevo ormai di essere vaccinata, dunque, e invece oggi ho riso per mezzora, leggendo a chiunque mi capitasse sotto tiro i piccoli brani che ora vi riporto.

Il primo è dedicato al grosso problema di accasare le figlie che cominciano a inacidire causa età avanzata:

Se, passati i ventitré o i venticinque anni, la ragazza che fino a ieri era un fiore incomincia improvvisamente ad appassire, si fa acida e nervosa, la madre accorta non tarda a “capire”. Capisce cioè che quello che angustia la poverina è il fatto di non aver ancora trovato marito, e che è giunto il momento, per lei, di intervenire. Con estrema discrezione comincerà a darsi da fare: riaggancerà i rapporti con la signora X, che forse non le è simpatica ma ha tre figli in gamba, tutti scapoli. Solleciterà il consiglio e l’aiuto dell’immancabile amica che “conosce tutti”. Spronerà il marito a invitare a teatro il giovane ingegnere Rossi che è povero ma ha una zia ricchissima e zitella, o l’avvocato Bianchi che non è più di primo pelo ma ha una vasta clientela e un appartamento arredato.

Noterete che la figlia non deve fare nulla, si limita a inacidire; è la madre che si dà da fare (e come!) per quell’ebete della figlia, spronando pure il povero marito, e mostrando un cinismo degno di Crudelia De Mon (lunga vita alla zia dell’ingegner Rossi!). L’amore poi, non esiste: cosa volete che sia di fronte a un “appartamento arredato”?

Tra l’altro questa figlia, oltre a non essere in grado di trovare un fidanzato in modo autonomo, non è neanche capace di vestirsi, benché abbia ormai superato i 25 anni (come potrà essere una buona moglie, mi chiedo io, e reggere da sola un’intera casa, allora? Meglio che non si sposi, una tale ebete!).
Leggete qui:

Giustamente persuasa che da una vacanza estiva possa fiorire l’agognato fidanzamento della figlia, la madre previdente prima di decidere la villeggiatura sottopone la sua ragazza a un lucido, spassionato esame. Ha le gambe stortine? Alta un metro e sessanta pesa ottanta chili? Montagna e gonne a campana. Ha le gambe affusolate e un busto da statua? Spiaggia e bikini. Ma anche su questo punto la madre accorta ha idee precise. Il reggiseno del “due pezzi” non avrà le proporzioni di un paio di occhiali da sole e le mutandine non saranno così piccole da potersi confondere con quelle di un neonato. La signorina protesta? Le verrà ricordato che l’immodestia, se attrae i mosconi, mette in fuga i partiti seri.

Sembra una parodia, ma è tutto vero. E c’è ben di peggio, tra l’altro, per es. un bel capitoletto dedicato a come raccomandare il proprio figliolo presso il commendatore di turno (che bel galateo!).

Ora non mi stupisco proprio del fatto che un altro consiglio sia il seguente:

La signora bene attrezzata avrà sempre a disposizione nel mobiletto bar:
una bottiglia di Carpano;
una bottiglia di Campari;
una bottiglia di Martini (secco);
una bottiglia di anisette;
una bottiglia di cognac;
una bottiglia di gin;
una bottiglia di whisky;
una bottiglia di sherry;
una bottiglia di rabarbaro per chi non beve alcolici.

Per vivere una vita come quella, soffocata tra una brillante e nuova cucina americana, qualche perfidia scambiata con le amiche e le peripezie per accasare la figlia lobotomizzata, un goccetto (anche più di uno) la brava casalinga deve pure averlo a disposizione, con la scusa ufficiale di tenerlo pronto per gli amici del marito, certo.

Ora non mi stupisco neanche del fatto che mia madre al posto dell’espressione “trovare un fidanzato” tenda normalmente a dire “accalappiare un tontolone”!

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categoria:libri, mia mamma, crudeltà
giovedì, 06 settembre 2007

L’ignoto che avanza

La mia è una famiglia di canterini. Siamo in quattro e ognuno ha l’abitudine di canticchiare i suoi motivetti preferiti mentre svolge le proprie attività. Tra questi non c’è la musica lirica eppure oggi, per ovvii motivi, girando per casa passavo da mia mamma che cantava La donna è mobile mentre puliva il piano cottura a mio padre che si esibiva nel Nessun dorma, mentre a me scappava un O sole mio (dopo averle ascoltate in ogni telegiornale da questa mattina, mi sembra il minimo). Tutto ciò per dire che la morte di Luciano Pavarotti mi ha rattristata, anche se quando una persona se ne va dopo una vita piena e bella come la sua c’è dispiacere ma non quel senso di palese ingiustizia che si prova di fronte ad altre morti.

Detto questo, e cambiando argomento, devo dire che sono giunta alla conclusione che in casa mia ci dev’essere un drogato in incognito. Un drogato di acido acetilsalicilico, per la precisione. Perché non è possibile che ogni volta che ho bisogno di un’aspirina, questa non ci sia. Ogni volta ne compro una nuova confezione, di cui uso una compressa o due, ma la volta dopo potete star certi che anch’essa sarà di nuovo sparita, senza che nessuno ne sappia niente.
Essendosi tale misterioso fenomeno verificato anche stamattina, sono pazientemente uscita per recarmi in farmacia ad acquistare l’ennesima nuova confezione ma, quando l’ho chiesta alla farmacista, lei mi ha proposto di acquistare la nuova aspirina, quella che si scioglie in bocca senza bisogno di acqua (mi ha detto che ne fanno anche la pubblicità). E nel suggerirmela mi ha indicato un box, proprio sul bancone, sotto il mio naso, dal quale occhieggiavano, in buon ordine, tante piccole confezioni della nuova aspirina.

Restia come sono (per istinto) alle novità, ho squadrato quelle piccole scatoline con aria diffidente; tuttavia non mi andava di passare per retrograda, così ne ho presa una in mano per acquistarla ma non ho potuto evitare di porre meccanicamente alla farmacista la domanda più stupida del mondo (neanche una vecchia di 90 anni si sarebbe tradita così clamorosamente):
- Funziona come l’altra, vero? –
(Mi sono vergognata nel momento stesso in cui lo dicevo ma non potevo evitarlo, è la conservatrice che è in me che deve proprio farsi sentire pur sapendo in partenza di perdere).
- Certo -, mi ha risposto la farmacista con un prevedibile sorriso di sufficienza.
- Ma bene, proviamola! -, ho esclamato allora con eccessivo entusiasmo.
E me ne sono uscita un po’ vergognosa con la mia scatolina tra le mani.

Ebbene, la conservatrice che è in me una volta tanto aveva ragione: dopo pranzo ho ingoiato, con una certa curiosità, il contenuto della minuscola bustina; è vero che si scioglie in bocca quasi istantaneamente, ma ha un sapore cattivissimo! Cattivissimissimo! Credo sia dovuto al fatto che tra gli eccipienti ci sia tanto l’aroma cola quanto quello arancio insieme. Non so voi, ma io non ho mai amato questi miscugli… Ricordate quando alle feste di compleanno alle elementari o medie si facevano miscugli impossibili tra coca, fanta, chinotto e altro ancora? E i miscugli alcolici o peggio delle superiori? Forse sono rimasta traumatizzata lì.

Insomma, almeno per quanto mi riguarda, oggi ho avuto un’ulteriore riprova che non sempre la reazionaria che è in me ha torto. Se qualcun altro ha assaporato la novità, mi faccia sapere!

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categoria:esperimenti, figuracce, uomini al lavoro
lunedì, 03 settembre 2007

Non c’è problema!

[Comunicazione di servizio]

Nel caso a qualcuno interessasse, annuncio che oggi, alle ore 13,30 circa, la tenaglia che da circa una decina di giorni stringeva la mia testolina in una morsa minacciosa è sparita. Niente più macigni e spade di Damocle (almeno per un po’, e limitatamente a certa mia ansia costitutiva) pendono sul mio capo.
Completamente libera sarebbe troppo, e dunque falso, e impossibile per me (fortunatamente, perché ai miei malesseri mentali ci tengo anche un po’) ma inaspettatamente leggera e felice e volteggiante direi tranquillamente di sì.
E tutto per merito di mio padre (principale causa, peraltro, di ogni mia ansia, angoscia e depressione. Per troppo amore) che, vedendomi da giorni aggrovigliata su me stessa, senza appetito (strano!) e senza neanche la minima parvenza del mio abituale sorriso e buonumore, mi ha fatto, di sua iniziativa, un meraviglioso e razionalissimo discorsetto, un discorso lungo, analitico, obiettivo e preciso, riassumibile nel concetto:

NON C’È PROBLEMA.

Va tutto bene, hai fatto il massimo che potevi fare, non ti si può rimproverare nulla, non c’è motivo di angosciarsi, sono molto contento di te.

[E intanto io respiravo, gli organi contratti mi si distendevano tutti, mi riaccendevo a poco a poco]

Bene. Perfetto! In effetti ha ragione! Ma perché io non sono capace di ragionare così bene e mi perdo subito in una bufera emotiva?
Ero così paralizzata, nei giorni scorsi, che non riuscivo neanche a scrivere, né qui né sul diario!
Oltre a studiare, ho passato il resto del tempo a leggere angosciosissimi e paranoici romanzi noir (non so se avete presente David Goodis o Jim Thompson); una sorta di cura omeopatica (il simile cura il simile) che non ha molto funzionato, nonostante il piacere (pur devastante) di letture avvincenti.

Sono ancora un po’ sotto shock per la bella notizia ma… sono tornata normale! La solita, allegra, Ilaria.
Chiedo scusa se ho parlato solo di fatti miei ma dovevo proprio comunicarvelo  (la  gioia, più  del  dolore, va  condivisa, secondo me).

postato da: flalia alle ore 18:19 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(pop up)
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