domenica, 28 ottobre 2007

Il tempo inscatolato

Una volta, in quarta ginnasio, durante la ricreazione, parlando con un’amica dissi:
- Non ce la faccio più, la scuola mi distrugge. La mia vita consiste nel passare la settimana nella disperata attesa del sabato e della domenica, tutto il resto è agonia – .
Un compagno che orecchiava i nostri discorsi – un tipo petulante e altezzoso – si introdusse nella conversazione sentenziando con tono sprezzante:
- Ma che orrore! Che squallore, a 14 anni vivere così! Non ci posso pensare! Come fai a chiamarla vita? –
Mi sentii una nullità. Rimproverata perfino da Cuspide, il secchione (mancato) della classe, il paria schifato da tutti (per una serie di buoni motivi). Siccome stavolta Cuspide aveva ragione, entrai in crisi. Se Cuspide parlava così – pensavo – doveva avere una vita molto ricca, contrariamente alle apparenze*. Riconoscevo infatti che la sua affermazione era molto sensata.

Diciamo che quel primo anno di scuola superiore fu talmente tragico per la sottoscritta che, alla luce della disperazione che provavo, il mio sconforto era perfettamente giustificato ma il discorso di Cuspide mi è rimasto sempre impresso nella mente, spronandomi a essere una persona migliore nei momenti in cui avrei volentieri mollato tutto per disperazione o svogliatezza.

A volte le sue parole mi tornano in mente anche quando vengo assalita dall’insofferenza che provo nei confronti dell’inscatolamento del tempo in cui siamo incastrati. Insomma, in fondo viviamo in questo sistema di scatole cinesi: ci sono i secoli, gli anni, i mesi, le settimane e i giorni. Pensiamo alle settimane, che sono un po’ la nostra unità di misura nel tempo prossimo. A inizio settimana ci auguriamo buona settimana e a fine settimana ci auguriamo buona fine settimana, appunto. Il lunedì si torna al lavoro tutti un po’ mogi (tranne me e qualche altro che invece soffre piuttosto durante il weekend) e il venerdì ci viene la sindrome del Sabato del villaggio. In questa inesorabile ripetitività, anche gli eventi eccezionali risultano subito assorbiti nel ciclo e regolarizzati. Sono delle scatoline, le settimane. E quando non ci penso, fila tutto bene, ma quando ci penso, a questa cosa che queste sequenze di sette giorni si susseguono inesorabili e perentorie, uniformando tutto… mi sembra di avere di nuovo 14 anni e sentirmi soffocare! E non ho neanche Cuspide a strigliarmi un po!

 

*In realtà ho poi scoperto che Cuspide passava almeno metà pomeriggio (se non di più) di ogni santo giorno, seduto sul water. Quindi la sua vita non era poi così avvincente. Tutto sommato erano meglio le mie giornate passate in un’agonia certamente meno scomoda!

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categoria:tempus fugit
martedì, 23 ottobre 2007

Le lacrime del sabato sera

Avendo dedicato lo scorso fine settimana a studio e lavoro, sabato sera ero in casa, da sola. Dopo avere cenato ho guardato come al solito la trasmissione di Fazio ma al termine, anziché spegnere la tv come faccio di solito, ho avuto la sventura di cambiare canale, finendo su Rai 1, dove stava iniziando “Il treno dei desideri”, che finora non avevo mai visto. Ho fatto l’errore di fermarmi a guardare com’era; ho spento la tv dopo 50 minuti, devastata dal dolore. Ho assistito a un dramma dietro l’altro: prima la vicenda straziante di un bambino morto di tumore a tre anni, poi due orfanelli che trovano consolazione solo nel mare, infine una giovane donna rimasta vedova di un marito meraviglioso, con un bimbo piccolo e un altro nel pancione che quindi non ha mai visto il padre... Il tutto montato ad arte dai perfidi autori del programma per spingere alle lacrime anche il cuore più roccioso. Tra primi piani del bambino defunto, lacrime dell’orfanello felice per la sorpresa, pianti di nonni, zii e parenti tutti (pubblico compreso), prima mi son messa a piangere per il bimbo, poi per gli orfanelli e poi per la vedova... alla fine, ormai disidratata, ho spento e mi sono mestamente ritirata in camera mia, meditando sulla crudeltà del Fato.

Ora dico: già un poveretto che il sabato sera se ne sta tutto solo mentre buona parte dei suoi concittadini è in giro a gozzovigliare, non è proprio al settimo cielo. Perché infierire straziandolo di lacrime e singulti? Ma qualcosa di divertente no? Ma soprattutto: chi saranno mai quei milioni di masochisti che secondo l’Auditel ogni sabato sera si sottopongono volontariamente a una simile tortura?! (Io non lo farò mai più!)

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categoria:tv
domenica, 21 ottobre 2007

Incontrarsi

Quando, ormai undici mesi fa, ho iniziato a scrivere regolarmente sul blog, non credevo che a qualcuno sarebbe piaciuto leggere i miei piccoli tentativi di esprimermi, e neanche m’interessava. Ero reduce dal periodo peggiore della mia vita e volevo solo riconquistare me stessa (sarebbe troppo lungo e personale spiegare perché mi ero persa) e scrivere qui era solo uno dei mezzi per ricominciare. Poi piano piano ho cominciato a ricevere qualche commento e ad affezionarmi molto ai miei lettori. Moltissimo! Non capita raramente che, durante la mia giornata, qualcosa che vedo, leggo o vivo mi ricordi qualche blogger – amico cui la tal cosa è collegata. Però dentro me ho sempre considerato – e considero – il mondo dei blog come un qualcosa a sé, abitato da persone in carne e ossa, sì, dietro nickname e avatar – questo non lo dimentico mai – ma ognuno inglobato in un suo mondo personale e separato. Quando mi connetto a splinder e vedo per es. i miei amici online mi vien sempre alla mente l’immagine strana di persone sospese in una specie di vuoto e appese a un computer da un piccolo filo, tutte collegate contemporaneamente ma ognuna da sola (sembra un’immagine un po’ fredda e triste, vero?). Per questo, ho sempre avuto molti dubbi sull’incontrarsi nella realtà… forse ragiono un po’ per compartimenti stagni ma sono sempre stata molto diffidente su questo tipo di incontri, anche se non li rifiuto mai. Mi sembra che le cose dovrebbero restare divise e che ognuno dovrebbe restarsene dietro la propria tastiera.

Venerdì, però, ho passato un bellissimo pomeriggio con l’amica Lory e con suo marito Alessandro, che sono venuti a Bologna per una piccola gita. Non voglio raccontare troppi dettagli perché è una cosa nostra, ma volevo lo stesso scriverne un po’ perché mi sono sentita molto felice. Dapprima, da un lato non vedevo l’ora di conoscere Lory (perché è da tanto tempo che ci leggiamo/commentiamo sui blog), dall’altro ero un po’ preoccupata e spaventata (sono molto timida, all’inizio, quando conosco persone nuove). Per farvi capire il mio disastroso livello di timidezza vi dico solo che mentre sulla mia bici (la Scassona, che poi ho presentato a Lory) pedalavo verso il luogo dell’incontro, osservavo i passanti dicendomi cose tipo: Vedi queste persone? Ti fanno paura? No, sono normalissime, come te, cara Ilaria. Anche Lory e suo marito non saranno diversi, no? (lo so, è pietoso, ma son fatta così ).
Quando poi ci siamo incontrati, riconoscendoci subito, è stato tutto molto bello (be’, grazie al loro carattere molto affettuoso e simpatico). Mi sono improvvisata guida (un po’ scarsa, credo) della mia città, cercando di recuperare tutte le nozioni di Storia di Bologna studiate per anni a scuola. Abbiamo chiacchierato e ho potuto parlare al telefono anche con Laura, rimasta a Roma a lavorare. Ho anche ricevuto due regali: una marmellata di prugne fatta da Lory e La guerra dei sordi, il romanzo di Laura e Lory recentemente pubblicato (di cui potete trovare informazioni
qui).
Man mano che parlavamo mi sembrava naturale essere insieme, come se ci conoscessimo da tempo. Forse non è poi una forzatura passare dal blog alla realtà, ma credo dipenda dalla persona, nel senso che Lory non mi è apparsa diversa dalla Lory che conosco tramite blog, e al tempo stesso era una persona concreta e luminosa, quella che avevo davanti, molto più ricca, e vera e piena di cose da dire, non certo un semplice blog materializzatosi davanti a me! Un arricchimento, dunque, l’incontro reale, quando si parte da buoni presupposti.
Alla fine, tornando a casa sulla mia bici, mi sono sentita molto felice e riconoscente per questo bel pomeriggio passato insieme.

Vi è capitato di conoscere dal vivo amici di blog? Cosa ne pensate di questi incontri? Favorevoli? Contrari?  

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categoria:persone
lunedì, 15 ottobre 2007

Di voti e di topi

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Per concludere l’argomento del post precedente, alla fine chiaramente il plebiscito c’è stato, ma il dato più bello è che siamo stati tanti a votare. Cioè, nonostante tutto, ci si vuole credere, no? Be’, è stato bello fare una lunga coda, chiacchierare con i vicini di fila, dare il voto e tornare a casa a mangiare i tortellini di mia nonna senza rimpianti.

Ma ora riprende la dura vita. E riprende con un incontro inaspettato. Stamattina, passando in bicicletta accanto a un cassonetto della spazzatura in una via vicina alla mia, chi vedo, intento a rosicchiare con gusto qualcosa proprio davanti a me? Un topo! Un topo! Un topo di media grandezza, molto ben tenuto, devo dire, col suo manto peloso ben pettinato (mentre io ero sicuramente spettinata), seduto composto sulle zampette posteriori, rosicchiava ciò che teneva tra le zampe con una certa eleganza, anche, masticando educatamente con la bocca chiusa e tutto concentrato in se stesso, incurante del traffico attorno a sé. Perciò, osservandolo, i brividini provati automaticamente all’inizio mi sono passati e mentre nella mia mente si sovrapponevano le classiche immagini ridicole di film e cartoni animati con donne che strillano e saltano sulle sedie al vedere un topolino (be’, io ero già sulla bici, però), mi sono appunto chiesta: Ehi, ma perché io dovrei avere paura di questo tipo innocuo e perfino bene educato?

Però c’è una cosa che non capisco, adesso che ho visto un topo proprio per bene:
ma com’è possibile che Topolino sia un topo? Non ci assomiglia per niente. Bianca e Bernie sì, assomigliano proprio a dei topolini, ma… Mickey Mouse?!  

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categoria:camminando
venerdì, 12 ottobre 2007

La grande farsa

[E io voto Rosy Bindi]

Ma perché, ogni volta che mi serve, non riesco a trovare la mia tessera elettorale se non dopo ricerche sempre più lunghe? Eppure la tengo sempre nello stesso cassetto, so che è lì, ma ogni volta quella sciagurata riottosa trova il modo di infilarsi sotto altri preziosi documenti e sapete dove si era rifugiata oggi, quell’impertinente? Sotto il mio salvadanaio delle elementari (cimelio conservato nel medesimo Cassetto delle Cose Importanti; un cubo di plastica verde con sopra la scritta: Cassa di Risparmio in Bologna. Ricordo ancora l’emozione che provai quando ce lo distribuirono a scuola, in prima elementare, per metterci dentro i nostri “risparmi”). Bene, recuperata la tessera, mi sono collegata col sito di quell’antipaticaccio di un Partito Democratico per sapere in quale cavolo di seggio io e i miei familiari dovremo recarci a votare (si vede che sono entusiasta, vero?). Clicca di qua, clicca di là, inserisci dati, attendi la risposta, ora so dove, domenica 14, passerò una piccola (spero) parte della mia vita, in coda assieme a tanti vecchietti entusiasti. Finora tutte le Primarie cui ho partecipato (qui le abbiamo fatte anche nello sciagurato 1999 per “eleggere” il candidato sindaco – o meglio, per ratificare la nomina della candidata implicitamente imposta - che poi perse clamorosamente contro Guazzaloca) sono state una grande occasione ricreativa per pensionati felici di rendersi utili votando o facendo votare.

Forse sembro disfattista, qualunquista o non so che ma, sinceramente, l’unico motivo che mi spinge a mettermi in coda col mio obolo da donare a una causa che sento mia solo idealmente ma non concretamente (per il modo in cui il tutto sta nascendo e si sta formando), l’unico motivo, dicevo, è votare Rosy Bindi. Se qualcuno me lo avesse detto qualche anno fa, l’avrei presa come una barzelletta. E invece, anche se sarà tutto vano, un po’ ci tengo. Non m’interessa un fico secco il partito di provenienza (Margherita e, prima, la famigerata DC), io scelgo la persona, che mi piace e che trovo molto più libera, coraggiosa e attenta alla solidarietà sociale degli altri candidati (compreso quello “imposto”). È una persona concreta, laica benché personalmente cattolica, e la trovo più “a sinistra” di tutti gli altri. Mi dispiace solo che non sia giovanissima (ha l’età di mia mamma) ma pazienza. Se devo votare Letta o Adinolfi solo per votare un “giovane”… be’, io non ragiono così.

Ma perché non ho voglia di votare? Perché mi sento presa in giro e considerata una stupida dagli organizzatori di queste democraticissime elezioni, nelle quali un candidato imperversa, pompatissimo, da anni su tutti i canali d’informazione mentre gli altri hanno scarsa o scarsissima visibilità. Ma scusate… anche volendo… chi è Adinolfi? Sui giornali è sempre inesorabilmente presentato come blogger. Vabbè, e poi? Cosa propone? Dovrei forse andarmi a cercare il suo blog? E gli elettori (per es. i famosi succitati pensionati, ma non solo loro) che non sanno neanche cosa sia un blog? E quell’altro, Gawronski, che ha pure un nome complicato? Qualcuno lo ha visto in giro a presentare un programma? E allora, cosa andiamo a votare? Solo perché poi i dirigenti del nuovo partito possano dire, fieri, che il partito nasce democraticamente, su libera elezione dei suoi elettori? Democrazia per me non è andare a segnare una crocetta, è ben altro. E questo altro non c’è stato. Credevo che questi fossero forse pensieri scemi di un’ignorante, poi poco fa su “Repubblica” ho letto un articolo del prof. Pasquino che dice esattamente queste stesse cose e anche lui, indeciso fino all’ultimo se andare a votare o no, alla fine voterà Bindi. E sono rimasta sorpresa anche dal fatto che l’unico giornalista italiano che realmente stimo e seguo, Gad Lerner, è addirittura candidato alle primarie nel collegio 1 di Milano proprio nella lista di Rosy Bindi. Questo non lo sapevo e mi ha fatto piacere.

Se vado a votare, quindi, è: per dire, col mio piccolo voto, che non siamo tutti fan di Veltroni (non morirò veltroniana); secondo: è da quando posso votare che voto per L’Ulivo (tra i cui candidati quasi sempre ho votato quelli DS). Ho sempre desiderato che potesse nascere ‘sto benedetto partito. Non vedo proprio cos’altro potrei votare, date le mie convinzioni di principio: non la destra liberista né la cosiddetta “estrema” sinistra infantil-narcisista (io la reputo così, spero nessuno si offenda). E quindi, andrò a votare.

Ma dovevo pur sfogarmi di questo malessere e così ho scritto questo noioso post (poveri voi se l’avete letto tutto!).  
Se secondo voi ho scritto delle stupidaggini, ditemelo pure e tornerò a parlare di scemenze private.

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categoria:politica, attualità
mercoledì, 10 ottobre 2007

Il drago e la lucertola

drago2Amici, sapete una cosa? Volevo scrivere un post intelligente oggi, è da un po’ che scrivo dei post un po’ sciocchini, soprattutto per mancanza di tempo (vedete, faccio tre cose contemporaneamente, tra studio e lavori; e poi ho anche quel minimo di vita privata che mi preserva dal diventare monaca o eremita). Mi son messa davanti al computer con le più serie intenzioni, dunque, ho pensato a qualcosa di brutto e poi a qualcosa di più brutto ancora. Niente. Allora ho pensato a qualcosa di umoristico e mi sono venuti in mente tanti pensieri a forma di post, dovevano solo essere trascritti. Ma la verità è che in questo momento ho dentro me quel tipo di felicità straripante che mi impedisce di scrivere e di parlare. Sono felice, non so cosa farci! Insomma, ho un caratteraccio. Negli ultimi giorni, non è che non fossi felice, ma ero anche preoccupatissima; uscivo di casa al mattino come uno che va ad affrontare un drago e all’ultimo momento si accorge di aver dimenticato la spada e poi si ricorda anche di non averla mai avuta. Allora stranamente si rincuora e va avanti lo stesso, dicendosi: Sarà quel che sarà. E quando arriva il momento fatidico, scopre che non esiste nessun drago, bensì una lucertolina facilmente affrontabile. Sono circondata da innocue lucertoline, insomma. Mi succede sempre così. Sono un po’ insicura e tendo a sottovalutarmi.

Anche a voi capita di prefigurarvi certe situazioni peggiori di quello che poi realmente sono? Io tendo automaticamente a immaginare il peggio del peggio; la cosa bella è che, dato che nessuna situazione si rivela mai così disastrosa come l’avevo immaginata, quando mi ci trovo, per quanto possa essere realmente complicata, la supero sempre facilmente perché rispetto all’incubo che avevo previsto mi sembra a quel punto un gioco da ragazzi! Bello, no? 

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categoria:felicità
mercoledì, 03 ottobre 2007

Aiuto!

Oggi sono uscita di casa e mi sono trovata davanti questo inquietante manifesto:

paneAmore_g

Ho poi appurato che si tratta di una nuova campagna lanciata dal ministero della Salute per incoraggiare noi cittadini a sentirci più fiduciosi verso il nostro sistema sanitario (una cosa tipo: ospedale dolce ospedale).
Solo che… a me quella tipa fa paura, come infermiera. Ma non sembra anche a voi un po’ drogata?

Me ne torno al mio fumetto, va’…

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categoria:curiosità, camminando
lunedì, 01 ottobre 2007

Fegato spappolato

Nei giorni scorsi mio padre è andato a un convegno in quel di Salerno. Gli organizzatori gli avevano prenotato una camera in un hotel (altrimenti detto: hótel…) a Cava dei Tirreni. Dal balcone di questa camera papà godeva di un panorama stupendo: ai lati i colli e in fondo il mare. Ha anche fatto una suggestiva escursione solitaria fino a un castello in cima a un colle. Si è trovato in genere molto bene, eccetto che per una concezione molto relativa del tempo e una passione per le sorprese dell’ultimo momento da parte degli organizzatori del convegno.
Ogni giorno (è durato tre giorni) un pullmino trasportava gli illustri professori da Cava a Salerno e viceversa, a orari sempre diversi da quelli prestabiliti (il che, per un tipo ansioso come mio padre, non è l’ideale).
Poi cominciavano, in ritardo, i lavori (con un programma a sorpresa, nel senso che la scaletta cambiava continuamente) e si andava a pranzo a orari strampalati (tipo le 14,30).
Accantonata l’ansia, era anche divertente. Mio padre è tornato a casa un po’ provato ma molto soddisfatto.

In treno si è trovato, suo malgrado, coinvolto dai suoi compagni (sconosciuti) di scompartimento nella consueta discussione sulla mozzarella di bufala che sembra inevitabile sui treni a lunga percorrenza (voglio andare a Napoli solo per assaggiare la mozzarella di bufala e risolvere l’arcano: è davvero così diversa? Ma com’è possibile che sia diversa se quella che troviamo qui nei supermercati proviene comunque dalla Campania? Ma d’altronde è anche vero che, se non fosse diversa, non avremmo viaggiatori che percorrono la nostra beneamata penisola da sud a nord carichi di mozzarelle! Se qualcuno ne sa qualcosa, mi illumini, per favore).

Comunque, mio padre è tornato reggendo in mano un enorme vassoio di pasticcini, dono di un suo collega salernitano.
Questo stesso collega già un anno fa ci aveva omaggiato di una torta piena di crema, probabilmente buonissima ma che, dopo avere attraversato in condizioni precarie quasi tutta l’Italia, era pervenuta a noi immangiabile (parola della sottoscritta che ne risentì le gravi conseguenze per due giorni).
Questa volta invece si trattava di pasticcini senza crema, molti dei quali amaretti (ma amaretti strani, cioè grandi, morbidissimi e molto più buoni di quelli che conosco io, e con un sapore ricco e intenso, un po’ speziato) con varia frutta secca: pinoli, mandorle, nocciole, e alcuni col cioccolato (slurp!).
Naturalmente io mi ci sono subito avventata, con la golosità e l’entusiasmo che mi contraddistinguono in questi casi. Mal me ne incolse! Mi hanno quasi ucciso… Sono buonissimi ma di un PESO unico… Non so neanche se riuscirò mai più ad avere fame in vita mia, mi si sono piazzati al centro dello stomaco occupando posizioni strategiche. Forse non ho più il fegato. E ne ho mangiati solo tre! E ce n’è un vassoio strabordante!

Credo che, pur a malincuore, non mangerò mai più niente proveniente da quell’uomo.

Domani provvederò alla distribuzione dei pasticcini a chiunque mi capiti sotto tiro. Ce n’è da sfamare l’intero quartiere. Peccato che siate tutti lontanucci, amici miei…
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categoria:curiositÃ