lunedì, 31 dicembre 2007
Auguri di buon anno nuovo a voi, amici, e a chi passa di qui. E ricordiamoci che in fondo ogni giorno inizia un nuovo anno, quindi non carichiamo questo 2008 di troppe aspettative e non deprimiamoci troppo se non riusciamo subito a realizzare quei luccicanti buoni propositi che alcuni di noi (io no) magari si sono riproposti.

Il mio augurio è semplicemente di riuscire a trovare in ogni giorno un piccolo o grande significato, una scintilla di interesse, un po' d'amore, un motivo di esistere, anche quando l'assurdo, il dolore o semplicemente la noia sembrano chiuderci ogni orizzonte.
(Adesso, rileggendolo, mi rendo conto che suona un po' triste come augurio ma le intenzioni  sono buone...).

E ora, a festeggiare!
Ho preparato un dolce, cosa che accade forse una o al massimo due volte l'anno, dato che la cucina non è il mio forte.
È l’unico che so fare e la mia fortuna è che, siccome piace, gli amici mi chiedono sempre quello in particolare, non sapendo che non ne so comunque fare altri. Ecco, un proposito per l’anno nuovo sarà: imparare a cucinare almeno un secondo dolce… eh eh!
Auguri!
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venerdì, 28 dicembre 2007

Nostalgia canaglia

Io ho un cassetto nel quale, nel corso degli anni, si è ammassato un po’ di tutto, dai quaderni delle elementari a sorpresine degli ovetti Kinder di vent’anni fa a conchiglie raccolte sulla spiaggia a fotografie sparpagliate, lettere e tanto altro ancora. In ogni caso, cose di un certo valore affettivo. Per me è una continua sorpresa anche perché dimentico ogni volta ciò che contiene, perciò andare ogni tanto a frugarci dentro è sempre un simpatico diversivo, quando mi annoio. È anche un tuffo nel passato; io mi emoziono a trovarmi in mano giochini o oggetti o quaderni che mi erano cari quando ero bambina.

Ieri ci ho trovato un dente. Un dente che un tempo fu mio e che mi fu tolto da un sadico dentista che poi me lo consegnò; mia madre, all’epoca, vedendo che stavo per buttarlo nella spazzatura, mi disse di conservarlo (I denti si conservano!). Già allora ero scettica, tuttavia da brava figlia obbedii, misi il dente in una busta sperando di non ritrovarlo più, infilai la busta nel cassetto e me ne dimenticai. Non è stata una gran bella sensazione, in effetti, ritrovarmelo in mano, ieri. E mi è venuto in mente questo strano e un po’ disgustoso vezzo di conservare parti del corpo (o affini), per es. dopo interventi chirurgici. Chi si tiene sul comodino i calcoli; chi porta a scuola, mostrandoli orgogliosamente, pezzi di cartilagini (come fece una mia compagna di liceo, reduce da un’operazione al menisco) galleggianti nell’apposito liquidino conservante… E perché non l’appendice, dico io? O un tumore, a questo punto (Salve, vi presento il mio tumore. Che ve ne pare?).

Tutto questo affetto per disgustosi accessori fisici che non ci appartengono più (e che non ci hanno procurato grandi piaceri, se è stato necessario eliminarli) e tanta poca gratitudine – spesso – per quelle fedeli parti del nostro corpo che insistono nel condividere con noi la vita (un naso storto, la pancetta di troppo…). Ma saremo strani?!

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categoria:curiosità
lunedì, 24 dicembre 2007
presepeangelico

Cari amici, un anno fa avevo iniziato da poco a scrivere su questo blog e non mi leggeva praticamente nessuno… Poi a poco a poco ci siamo conosciuti. Quest’anno ho tanti motivi per cui ringraziare, e tra questi ci siete anche voi.

Buon Natale di gioia e rinnovamento a tutti, e che non duri solo un giorno!  

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categoria:feste
domenica, 23 dicembre 2007

Aggiornamenti

In questi giorni di assenza dal blog sono successe tante cose. Intanto, mi sono riposata per bene: studiando sodo, immergendomi in letture di piacere, ascoltando musica, cantando, passeggiando, scrivendo, godendo ogni tanto della compagnia di amici e tenendo il computer rigorosamente spento. Credo che il pc mi ricordi troppo il lavoro, accenderlo anche solo per venire sul blog mi dava la nausea e i crampi allo stomaco (non metaforici). Insomma: assenza giustificata...

La notizia più bella è che giovedì sera, dopo cinque mesi di assenza dal patrio suolo, è tornata la mia sorellina Linda, direttamente dal Kenya. E, notizia ancor più bella, è tornata felice, contenta, soddisfatta come raramente mi è capitato di vederla. Sono stati cinque mesi in cui si è trovata da sola ad affrontare situazioni di tutti i tipi, è riuscita a lavorare presso la redazione di un giornale keniota (ha una rubrica tutta sua che manterrà anche da qui) e soprattutto (squillino le trombe) era partita zitella ed è tornata fidanzata! Con un giornalista africano conosciuto proprio presso il giornale per cui ha lavorato. Ha già conosciuto tutta la sua numerosa famiglia e ha passato gli ultimi tempi ospite a casa sua. Che dire? I due fanno sul serio, lei è già pronta a fare la spola tra Italia e Kenya e siamo tutti felici (compreso mio padre, nonostante un semi-collasso iniziale, a notizia appena ricevuta).

Riguardo a me, dato che peggioravo di giorno in giorno e non riuscivo a contattare il mio medico specialista, ho optato alfine per un blitz in ospedale. Sono riuscita a farmi visitare al volo, a ricevere una giusta sgridata (dovrei fare gli esami del sangue ogni due mesi ed era da quasi un anno che li evitavo, stando bene…) più una terapia d’emergenza in attesa dei risultati degli esami. Mi sento meglio e ho già provveduto a recuperare i chili persi grazie all’aiuto di mia nonna che ha incentivato la sua già notevole produzione di tortellini e dolci (non sopporto quando mi si contano le costole a occhio nudo, grrr!). Ieri mattina sono andata a ordinare la torta per il mio festeggiamento di domani: una meringata con tanta panna e cioccolato.

Ieri non ho resistito e ho scartato in anticipo un regalo: un manuale per imparare a giocare a scacchi. Credo che domani o dopodomani riceverò anche una scacchiera perché è dall’estate scorsa che urlo ai quattro venti che voglio imparare a giocare a scacchi.

In questi giorni però mi sono sentita un po’ egoista; sto così bene a leggere e studiare che non mi dispiacerebbe poter passare tutta la vita così. A volte (anzi, spesso) preferisco restare a godermi la compagnia di un libro anziché uscire con amici. D’altra parte, sento anche il bisogno di condividere con altri ciò che leggo, penso, sono. Che senso avrebbe tenersi tutto dentro? In me c’è un lato solitario e intangibile e un altro amichevole e socievole. È una vera fatica riuscire a integrarli e infatti non credo di riuscirci molto, se non, spesso, forzandomi. Voi come ve la cavate con questo dissidio (se lo vivete)?

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categoria:amore, malanni
sabato, 15 dicembre 2007

Lacrime di coccodrillo

coccodrillo

Alla fine è successo. Quando si tira troppo la corda, è inutile lamentarsi dopo. Tutto questo stupido e inutile stress che ho accumulato per mesi mi ha intossicata per bene e ora mi è esplosa una crisi; dovete sapere che ho una malattia cronica autoimmune che è scoppiata nell’estate 2004: in quell’occasione, ho ricevuto una diagnosi e una terapia dopo oltre un mese di dolori e febbre in seguito al quale ho trascorso tre settimane in ospedale. Dopo questo episodio, ho avuto una remissione completa durante la quale non ho mai avuto sintomi o problemi di alcun tipo ma ora, dopo mesi di ansia incontrollabile, eccomi di nuovo malata. Mi sento stupida. Non dico che sia colpa mia ma insomma, vale la pena di ammalarsi per cose tutto sommato meno importanti della salute? Secondo me no. Secondo me (lacrime di coccodrillo) avrei dovuto avere sempre presente l’abusato ma sempre valido motto: la salute prima di tutto! e avrei dovuto sapere rallentare e calmarmi anziché premere sull’acceleratore sentendomi sempre più nervosa… Chissà se mi servirà da lezione, anche se è difficile controllare l’ansia, quando viene (come si è capito da vari post precedenti a questo, io non ne sono capace e mi lascio proprio corrodere). La cosa più assurda è che ormai intravedevo le vacanze e la pace… proprio la prossima settimana avevo in programma di passare due o tre giorni di relax totale andando a trovare il mio amico e ora salta tutto. Grrr! Vabbe’, il lato positivo è che ora sono costretta a fermarmi e riposare e inoltre quando mi trovo giù invece di deprimermi mi aumenta la forza d’animo perché ho voglia di guarire e di vivere le mie meravigliose giornate (magari con un po’ meno fretta!). Inoltre, sapendo già quel che ho, basterà sottopormi alla cura d’emergenza, spero, senza rifare esami su esami perdendo tempo. E poi quelli che ho ora mi sembrano sintomi minimi rispetto allo choc di tre anni fa. Ora che sto male, forse potrò scrivere di più sul blog o forse di meno (spero non mi ricoverino, mi oppongo!!! ), in ogni caso non preoccupatevi perché… una parte di me non è troppo dispiaciuta di essersi ammalata e di potersi fermare. Inoltre proprio ieri, pur con febbre, pallida, smagrita, tremante per i brividi e la debolezza, sono riuscita a discutere una tesina per il seminario che ho frequentato e ne sono stata molto soddisfatta... Ho anche ricevuto tante parole d'amore e conforto e non so come dire: io mi voglio bene, pur malatina.

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categoria:malanni
mercoledì, 12 dicembre 2007

Istruzioni per rendersi infelici

Avete mai letto Istruzioni per rendersi infelici, di Paul Watzlawick? È un simpatico librino che spiega in modo umoristico alcuni meccanismi psicologici in cui a ognuno di noi capita di incappare nella vita di tutti i giorni e suggerisce anche alcuni esercizi per rendersi infelici, appunto. Per esempio:

Sedetevi in una comoda poltrona, tenete gli occhi chiusi; concentrate la vostra attenzione sulle vostre scarpe. Ben presto vi accorgerete di quanto scomodo sia portare delle scarpe. Per quanto comode vi sembrassero finora, comincerete a sentirle strette in qualche punto e immediatamente diverrete consapevoli di altri fastidi, come bruciori, sfregamenti, dita ricurve, caldo o freddo e cose del genere. Esercitatevi finché il portare scarpe, cosa finora ovvia e banale, divenga per voi particolarmente spiacevole. Acquistate poi delle scarpe nuove e notate come esse, che in negozio calzavate alla perfezione, divengano dopo un po’ scomode quanto le altre. 

Tutti converrete, credo, che un simile esercizio può avere infinite variazioni, tutte quelle che la nostra mente stuzzichina può partorire… io ormai sono un’esperta (modestamente, è da anni che mi alleno e non solo su questo esercizio…).
Ieri sera, per esempio, ho trovato per caso una nuova variante.

Dovete sapere che quando, verso mezzanotte, mi apprestavo a concedermi il meritato riposo, proprio mentre sbrigavo gli ultimi riti pre-sonno nella casa ormai silenziosa, mi è parso di udire come un rumore in sottofondo, una sorta di vibrazione continua e fastidiosa.
Non riuscirò mai ad addormentarmi con questo rumoraccio!, mi son detta con disappunto. A un certo punto, a forza di ascoltare, non sapevo più se il rumore c’era veramente o se nel frattempo era finito ma le mie orecchie continuavano a sentirlo. Perciò ho aperto la porta della mia camera e ho chiesto ai miei genitori, che si erano coricati da poco e avevano spento la luce del tutto ignari di qualunque rumore, con mio padre già in procinto di russare:
- Ma non sentite anche voi questo rumore di fondo? –
- No, che rumore? - ha risposto mia madre con voce assonnata (la risposta di mio padre è stata un mugugno).
- Ma non sentite? Una vibrazione… - ho insistito io.

Silenzio. I due ascoltano.

Poi…

- Ma sì, lo sento! Non salterà mica per aria la casa? – ha esclamato mia madre (la cui preocuppazione, qualunque minima cosa accada, è sempre questa) e poi, rivolta a mio padre:
- Mario, vai a controllare! -.
- Ma cosa controllo… E poi non c’è nessun rumore… Ah, no… Aspetta… Sì sì, lo sento anch’io! -.

E fu così che nessuno riuscì più a prendere sonno…
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categoria:esperimenti
giovedì, 06 dicembre 2007

Il fiore della felicità

Cari amici, questo povero blog è rimasto abbandonato per quasi due settimane perché la sua scribacchina è stata letteralmente risucchiata in un vortice di incombenze, faticose però piacevoli (dato che amo quello che faccio), ma che si sono impossessate di tutto il mio tempo e un po’ anche della mia anima, perché non avevo quasi il tempo di pensare (se non in modo strumentale) o di interrogare me stessa. Che brutto quando succede così, sembra di vivere come automi. Per fortuna ora sono di nuovo in possesso di me stessa.

Mi siete mancati!

Be’, con tutto quello che mi è capitato di bello e di brutto, potrei scrivere tante cose ma cominciamo con una disavventura ridicola, anche se mi ha temporaneamente gettato nello sconforto.

Dovete sapere che ogni tanto mi cade il cielo sulla testa (suona un po’ megalomane ma l’impressione è quella). Non è una cosa a cui si possa fare del tutto l’abitudine, quindi ogni volta mi sento un po’ spaesata; se ci sono poi anche dei motivi oggettivi per cui sentirsi oppressi da questo dolore che ti piomba addosso, si è disposti anche ad abbassare le difese abituali, pur di trovare un po’ di pace. Perciò mercoledì scorso, vagando con la mia bici in preda all’angoscia mi è venuta una delle idee più nefaste che mi abbiano mai visitato in simili circostanze: entrare in un’erboristeria (dovete sapere che sono non semplicemente scettica ma direi ostile all’omeopatia). Non so cosa mi sia venuto in mente, credo sia stato perché proprio qualche giorno prima il mio amico del cuore mi aveva detto di aver provato certi intrugli erboristici e io sono propensa a prendere in grande considerazione le esperienze degli amici. Be’, ho visto che il negozio era semivuoto e, approfittandone, sono entrata, mascherando disagio e diffidenza. Quello che mi ispirava era il disordine che avevo adocchiato da fuori; sembrava più il laboratorio di un alchimista o l’antro di una strega: tutto era ammassato alla rinfusa (cosa insolita per un’erboristeria e per un negozio in generale), aprendo la porta avevo rischiato di far crollare una pila di scatoloni e l’erborista era seminascosta da altri scatoloni e al momento non poteva neanche guardarmi, intenta com’era a reggere boccetti in precario equilibrio su uno scaffale già zeppo di altri boccetti e scatoline.

Cercava nel contempo di placare una cliente che aveva involontariamente offeso proponendole una crema contro le rughe; costei strepitava di non sapere cosa farsene di una crema antirughe, non ne aveva alcun bisogno, aveva solo chiesto una crema idratante per il viso, non un’antirughe (in effetti – pensavo osservandola – non poteva fare assolutamente niente per quei solchi – altro che rughe! – che aveva in viso); la cosa andava per le lunghe e io avevo il terrore che entrasse qualche altro cliente che avrebbe ascoltato la mia richiesta, quindi sono intervenuta (l’erborista stava ormai soccombendo) dicendo alla vecchia che le creme antirughe servono per prevenire e che anch’io le uso già alla mia età (balla colossale).
- Su quel bel visino? – ha chiesto la signora con diffidenza;
- Certo, visto che risultato? – (eh eh, mi vedevo già testimonial pubblicitaria al posto di qualche super modella… perché io valgo, voi valete, noi valiamo ecc.)
La vecchia ha comprato la crema (be’, tanto una crema voleva comunque comprarla, non ho corrotto nessuno, no?) ed è uscita di scena.

Proprio quando la negoziante, riconoscente, si è accostata per servirmi, ecco che la porta si è aperta e sono entrate ben due clienti.
- Che cosa desidera, signorina? -, mi ha chiesto quella, con voce flautata.
- Ehm… be’, insomma… qualcosacontroglieffettidell’ansia -, è stata la mia risposta, semi-sussurrata.
- QUALCOSA CONTRO L’ANSIA?-, ha urlato di rimando lei.

Cosa urla, non c’è bisogno di urlare, pietà!, ho pensato arrossendo e intanto ho biascicato qualcosa come:
- Contro l’ansia non credo esista, contro le sue conseguenze fisiche forse sì; ricordo che mia sorella usava delle gocce di valeriana, di biancospino, vorrei una cosa così -.
Mi sentivo veramente stupida perché un conto è crederci, ma fare una cosa in cui non hai fiducia e verso la quale sei normalmente scettica e diffidente è davvero poco sensato.
Invece di prendermi ‘sta benedetta valeriana l’erborista ha cominciato a farmi domande.
- Non è niente di grave, signora, vorrei solo sapere se è possibile calmare il cuore quando te lo trovi dappertutto anziché al suo posto, ma se non si può, sto bene lo stesso, davvero! -.
Ormai ero violacea dalla vergogna e il cuore poveretto nel suo peregrinare doveva evidentemente aver trovato una temporanea via d’uscita dal mio corpo perché non lo sentivo più, neanche in un angolino del tallone, per dire.
- Qui ci vuole Emergency! – ha strillato quella, e frugando tra una montagna di scatoline sul bancone ne ha estratto trionfante un boccetto minuscolo. Conteneva un miscuglio di cinque Fiori di Bach, mi ha spiegato.
Ora, posso anche tollerare l’idea che cose come la camomilla o il biancospino possano calmare il nostro fisico ma l’idea che esistano degli intrugli a base di fiori che magicamente vanno a influire su degli stati mentali mi sembra un’assurdità bella e buona. Ma lei insisteva, c’era gente che aspettava, mi vergognavo, alla fine li ho presi, volevo solo fuggire di lì. Giusto così, per dirne una, ho chiesto se potevano avere effetti collaterali o interagire con medicinali e lei sorridendo divertita mi ha detto che semmai non facevano niente (“Cosa vuole, dei fiorellini sciolti in acqua, non si sa neanche se agiscono sul serio”), quindi nessun effetto collaterale.

In pratica, lei stessa ha ammesso che si tratta di acqua fresca. 

Uscita di lì, mi sono fermata in un angolino poco visibile e mi sono sparata la mia dose di fiori sotto la lingua; be’, non è proprio acqua fresca, è Brandy. Mi è rimasto in bocca questo sapore alcolico che mi ha fatto venir voglia di affogare i dispiaceri nell’alcool ma dovevo andare a un seminario, non mi sembrava il caso di arrivarci brilla.

Poi, arrivata a casa, ho controllato ognuno di quei cinque fiori, per curiosità; ecco alcune tra le indicazioni:
paura di avere la mente sovraffaticata e di perdere la ragione; di fare cose terribili e non volute, che tornano in mente e si ha impulso a commettere.
Per i sognatori, gli "addormentati" e quelli che non sono mai completamente svegli. Tranquilli, poco felici del presente, vivono nel futuro, coltivando la speranza di un tempo felice in cui i loro ideali si realizzeranno. C'è chi vorrebbe morire perché spera in un'esistenza migliore o di ritrovare una persona cara.
Rimedio di soccorso urgente, anche quando sembra vana la speranza. In incidente o malattia improvvisa; quando il malato è spaventato, terrorizzato; se la sua gravità procura grande paura in chi gli è intorno.

Ho sottolineato quello che mi ha più offeso. Sì, mi sono offesa, mi sono offesa anche col mio amico che riteneva che non ci fosse niente di strano in quelle indicazioni e che quella roba facesse al caso mio. Se vi sembra serio proporre alla gente della roba del genere...

La boccetta di brandy è finita immantinente nella spazzatura.

Sapete cosa mi ha poi aiutato veramente a stare meglio? Mangiare una pizza con i miei genitori (grazie a mio padre che si era accorto che stavo per esplodere) e il giorno dopo entrare nel mio bar preferito, concedermi una colazione faraonica a base di bignè al cioccolato e cappuccino preparato con affetto dal barista che ormai mi conosce e il cui sorriso (unito a caffè e dolci vari) mi rimette al mondo.

So che invece alcuni tra i miei amici lettori hanno preso o conoscono questi fiori di Bach. Ditemi come potete credere a quella roba. Non pensate che eventuali risultati siano solo un puro effetto placebo? Per me è una presa in giro colossale, un’offesa al buon senso (oltre che al portafoglio). Non esiste il fiore che ti risolve i problemi, è già difficile con gli psicofarmaci. Mi sembra offensivo anche per chi ha seri problemi d’ansia pensare che la soluzione sia così semplice. Non si scherza con le cose serie…

Per quanto mi riguarda, sarà già tanto se d’ora in poi riuscirò a bere una camomilla. Con le erboristerie ho chiuso (non che avessi mai veramente “aperto”…). Torno alla filosofia antica (io mi curo con quella).
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