venerdì, 25 aprile 2008

(R)onda  su (r)onda


tricolore

Che bello vivere in un Paese libero e democratico! Spesso, presi da vis polemica e scetticismo, ce lo dimentichiamo.
Grazie a chi ha combattuto per questo e auguri a tutti noi perché sappiamo sempre amare concretamente il nostro paese.

E ora, una nota curiosa. Probabilmente qualcuno troverà un lato drammatico in questa notizia ma a me sinceramente fa più ridere che altro. Vi copio le prime righe di un articolo di cronaca locale (tratto da “La Repubblica” di oggi) che si riferisce, appunto, a Bologna:

A maggio partono le ronde targate Alleanza Nazionale, a giugno arriveranno le Guardie Padane della Lega Nord.

A settembre, dopo il bando pubblico, comincerà il pattugliamento delle ronde arruolate dalla giunta Cofferati.

Intanto continuerà il consueto “controllo” degli Assistenti Civici già reclutati dalla giunta Guazzaloca [la giunta precedente a quella attuale, nota mia]. E si prepara la controffensiva dei centri sociali, già pronti a fare “le ronde alle ronde”.

 Ehm… come dire… si salvi chi può!

Intanto, BUON 25 APRILE A TUTTI!

postato da: flalia alle ore 11:16 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(pop up)
categoria:curiosità, la mia città
martedì, 22 aprile 2008

Tutto è relativo

Mia nonna di 85 anni rifiuta di mettere le pantofole quando sta in casa perché dice che sono cose “da vecchia”.
A parte che non è vero ma, in ogni caso… se non si è (con rispetto parlando) vecchi a 85 anni, quando lo si è???

***

Giorni fa, mentre aspettavo un treno in ritardo, l’altoparlante ha annunciato che il treno Tal dei Tali era, per l’appunto, in ritardo di 45 minuti a causa di intemperanze di un passeggero a bordo (letterale). Tutto ciò mi è parso talmente buffo che mi è passato il nervoso per il ritardo (cosa diavolo avrà mai fatto un solo passeggero per causare un tale ritardo? Non riuscivano a tenerlo fermo in tanti contro uno? E a cosa mai era dovuta cotanta intemperanza? Boh!).

***

A tavola con mia sorella (la tv è accesa e stanno trasmettendo un servizio sul papa):
LINDA (addentando una fetta di pane): – Non mi piace questo papa –
IO (non avendo capito la sillaba finale): – Hai detto “pane” o “papa”? –
L: – Ho detto “papa” –
IO (sollevata): – Ah! Perché a me questo pane piace molto! –*

 

*(per inciso: a me non dispiace neanche questo papa).

postato da: flalia alle ore 12:27 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(pop up)
categoria:treni, curiosità
sabato, 19 aprile 2008

Le brave ragazze restano minorenni sempre

olympia1collineromagnole1

Lunedì, ore 15: terminato l’ultimo giorno di laboratori a San Marino. Tutto molto bello ma anche terribilmente stancante; l’unico desiderio che al momento la mia mente riusciva a visualizzare riguardava il treno che mi avrebbe riportata a Bologna; la mia camera, il mio letto, una cena vera – dopo giorni passati pendolando avanti-indietro – mi sembravano più che abbastanza.
Il problema era arrivare alla stazione di Rimini, senza macchina, perché l’unica disponibile, usata nei giorni precedenti, non l’avevamo. Confidando fiduciose nella corriera, io e la mia collega Simona abbiamo raggiunto l’apposita fermata solo per scoprire che la corriera sarebbe passata alle 17,30 (due ore dopo: troppe).
Primo pensiero, dopo avere appurato che nessuno poteva venire a prenderci da Rimini: autostop. Certo, non l’avevo mai fatto in vita mia e proprio due giorni prima ero rimasta colpita dalla notizia della sventurata ragazza uccisa da un automobilista in Turchia ma, insomma, osservando tutte quelle automobili che sfrecciavano luccicanti in pieno sole verso la meta a cui agognavo, non mi sembrava un’eventualità particolarmente pericolosa.

Solo che sono troppo timida. Insomma, come faccio a mettermi sul bordo della strada col pollice alzato quando gran parte della mia vita viene quotidianamente spesa nell’evitare di attirare l’attenzione altrui o – orrore – di creare disturbo?

Per Simona valeva lo stesso. Eppure, quando abbiamo visto un automobilista accostare a pochi metri da noi per telefonare col cellulare, ci è sembrato quasi un segno del destino. Un po’ tentennanti ci siamo avvicinate ma proprio quando eravamo a portata di voce lui svelto ha rimesso in moto ed è ripartito rapido.

Che umiliazione! Voglio sperare che lo abbia fatto solo perché aveva finito di telefonare e non perché si fosse accorto delle nostre intenzioni.
Comunque, questo smacco – vero o presunto che sia – ha messo fine, ancor prima che iniziasse, alla mia potenziale carriera di autostoppista.

In mancanza di ruote, ci restavano pur sempre le gambe, e così eccoci camminare sul margine della superstrada che collega San Marino all’Italia, una strada ovviamente priva di marciapiedi e trafficatissima. Mi era venuto in mente che la sera prima, a casa di Simona, guardando il televideo avevamo proprio commentato con sdegno le notizie ormai ricorrenti sui pedoni uccisi dai pirati della strada anche quando camminano sul marciapiede o attraversano sulle strisce. Figuriamoci su una strada come quella che stavamo percorrendo.
– Ce la siamo proprio tirata! –, ha esclamato Simona.
Io ero troppo concentrata a pregare che non ci piombasse addosso un automobilista ubriaco, un camionista cocainomane o un raver inacidito e in ritardo; bah, alla fine sono tutti luoghi comuni, sai come sono i giornalisti!, mi sono detta, e questa affermazione stranamente è bastata a rassicurarmi un po’. In più morire per dei laboratori, per quanto belli, mi sembrava un po’ eccessivo.

Ovviamente, non pretendevamo di raggiungere Rimini a piedi; sapevamo che, una volta superata la dogana e giunte in territorio italiano, avremmo trovato il capolinea dell’autobus italiano che – ci auguravamo – sarebbe passato più frequentemente rispetto alla corriera.

Lungo il cammino cominciavano ad arrivarmi sul cellulare vari messaggi che mi comunicavano con toni più o meno drammatici, a seconda del mittente, i primi exit-poll delle elezioni. Be’, vi assicuro che in quel momento, tra camion che mi sfrecciavano accanto e una lunga strada davanti a me, se anche mi avessero annunciato che era scoppiata la terza guerra mondiale non l’avrei considerato un argomento prioritario; figuriamoci Berlusconi o Veltroni.

Giunte finalmente al confine abbiamo chiesto ai doganieri dove fosse questo benedetto capolinea ma non abbiamo ricevuto un grande aiuto, se non un vago “più avanti”. Chi ci ha dato l‘informazione giusta è stato, non a caso, un ragazzo straniero poco oltre (tra “poveri” fruitori di mezzi pubblici ci s’intende).
Finalmente, dopo pochi minuti d’attesa, è apparso dietro l’angolo il caro, desiderato autobus arancione. Ma non era ancora finita: una volta salite, abbiamo scoperto che non si potevano acquistare i biglietti a bordo (e neanche fuori, dato che eravamo in una landa desolata priva di tabaccherie).

Come forse potete immaginare, non sono di quelli che salgono sugli autobus senza biglietto. Sono di quelli che lo timbrano sempre e che passano il viaggio desiderando ardentemente che salga un controllore e faccia la multa a chi lo merita (cioè alla maggioranza), cosa che non capita quasi mai (sono un po’ cattiva, lo so).

Be’, ragazzi, scendere era fuori discussione. Ho fatto un viaggio da abusiva e m’è andata bene (se fosse salito il controllore l’unica volta che non avevo il biglietto credo che sarei svenuta).

Ora, questo autobus sembrava uno scuola-bus ma in versione terza età. Quando, dopo aver discusso con l’autista a proposito dei biglietti, mi sono voltata per andare a sedere, mi sono trovata davanti a queste file di posti da due, in gran parte occupati da anziani uomini che chiacchieravano ad alta voce tra loro e prima ancora che potessi afferrare esattamente le loro parole (metà delle quali in dialetto), ancora da prima, quando stavo parlando con l’autista e sentivo solo un vago frastuono alle mie spalle, avevo già comunque capito che l’argomento non era esattamente casto.
Quando io e Simona ci siamo sedute di fronte a un vecchio esagitato e l’amico alle sue spalle gli ha detto ridendo:
– Ehi, Armando, zitto che hai davanti a te due minorenni! – ho capito che avevo intuito giusto.
Armando naturalmente non aveva nessuna intenzione di zittirsi, anzi, affermando che, su quelle cose, le minorenni di oggi ne sanno più di lui e di tutti i suoi amici messi insieme, ha proseguito nella narrazione delle sue avventure giovanili nei bordelli. Simona ha pensato bene di introdursi nel discorso per spiegare le nostre vicissitudini in modo che, se fosse salito il controllore, avremmo avuto tutti i passeggeri dalla nostra parte. Si sono dichiarati in effetti tutti pronti a difenderci, nel caso. Dopodiché, venuti a sapere che io dovevo raggiungere la stazione per tornare a Bologna, Attilio (quello che prima si era preoccupato di non turbare due “minorenni”) mi ha chiesto se sapevo cosa c’era un tempo in via delle oche a Bologna. Sì, lo sapevo (c’era – indovinate cosa? – una serie di postriboli).

– Ma come? Una ragazzina così giovane? –, mi ha chiesto lui, stupito ma anche soddisfatto.

– Be’, non sono minorenne da poco più di dieci anni (ma grazie per averlo pensato!); conosco bene la mia città e la sua storia; Lucarelli ci ha pure scritto un romanzo, intitolato appunto Via delle oche –.

A questo punto, Attilio, incalzato dagli amici, stava per lanciarsi anche lui nella descrizione delle sue avventure in via delle oche (ci andava quando era militare), ma a un tratto ha guardato verso me e Simona e gli è venuta un’espressione un po’ contegnosa e ha detto:

– Be’, non sarete minorenni ma le ragazze serie è come se fossero sempre minorenni per tutta la vita –.

E così ha lasciato perdere le nostalgie di gioventù e si è messo a parlare di Berlusconi che stava vincendo, trascinando ben presto nella discussione l’intero autobus.

Questa frase me la segno!, ho pensato tra me e me. Non so, mi fa ridere, suona strana, tipica di una  mentalità vecchia, ipocrita e sorpassata… Comunque, quella delicatezza mi ha fatto piacere.

Per il resto, mentre attorno a me si alzavano discussioni e soprattutto invettive contro chi stava vincendo le elezioni (e Simona, che è di Verona, rideva, dicendo che se fossimo state su un autobus del suo paese probabilmente avremmo ascoltato discorsi egualmente accesi ma in salsa leghista), io mi sono accorta che fuori dal finestrino scorreva un paesaggio bellissimo. L’autobus si era inoltrato su per le colline e sotto ai miei occhi si stendeva la vivace, ondulata e colorata campagna romagnola, esaltata, quel giorno, dalla limpidezza dell’aria, del cielo e del sole. Uno spettacolo così – pensavo – valeva anche i 40 euro della eventuale multa.

Tra il paesaggio fuori, il periglioso cammino di prima e l’animato caos nel quale stavo viaggiando e al quale ogni tanto mi univo, mi sono sentita come in un film. Non ho rimpianto le comodità dell’automobile, che mi avrebbe portata dritta alla meta ma impedendomi di vivere quei momenti. Però è stato bello, la sera, potermi finalmente riposare, con un ultimo pensiero ad Attilio e al modo caloroso con cui mi ha salutato arrivati in stazione a Rimini.

postato da: flalia alle ore 19:05 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(pop up)
categoria:politica, camminando
martedì, 15 aprile 2008

Profumo di felicità

Dato che due lavori in due città diverse (più studio e preparazione tesi) sono pochi, nella settimana appena trascorsa ho accettato di svolgere un terzo lavoro in una terza città (anzi, una repubblica) e così ho progettato e condotto una serie di laboratori di educazione ambientale (tema: il consumo critico) rivolti a classi di scuole elementari, in quel di San Marino. Ammetto che la molla principale che mi ha spinto ad accettare è stato il fatto che fossero ben pagati (con tutto il lavoro che ho non avevo davvero voglia di sobbarcarmi anche questo) ma ora che ho terminato (proprio ieri sera) devo dire che è stata un’esperienza molto bella e divertente. Trattandosi di laboratori (tra l’altro rivolti a persone così piccole e bisognose di concretezza), la parte più divertente era l’attività manuale finale. La prima parte era teorica: dopo avere introdotto il tema raccontando una storia, ricostruivo poi, tramite una presentazione in power point (preparata in una mia “sessione” di lavoro notturna due sabati fa…), le storie di vari prodotti che troviamo abitualmente sulle nostre tavole: cacao, caffè, zucchero e banane, cercando di coinvolgere i bambini con tante domande. Successivamente, recitavamo una specie di “gioco della spesa” nel quale, tra un frizzo e un lazzo, cercavo di calare me nei panni di consumatrice sprovveduta e i bambini in consumatori critici e avveduti (uno dei punti cardine del laboratorio era: ragazzi, gli adulti mostrano di saperne sempre una più di voi, e in molti casi è vero. Ma su questi temi ecologici, voi ne sapete più di tutti, perché anche solo ai miei tempi l’educazione ambientale non sapevamo neanche cosa fosse, figuriamoci ai tempi dei vostri genitori. Su queste cose siete voi che potete insegnare a loro. E allora dateci dentro e scatenate il puntiglioso rompiscatole che è in voi per una buona causa, una volta tanto! ). E già qui ci divertivamo, a giudicare almeno dalla partecipazione dei bambini. Ma il bello cominciava solo dopo, quando con aria fintamente compìta, dopo avere riunito i mocciosi attorno a una tavola piena di tazze e piattini colmi di cacao in polvere e non, zucchero, grani di caffè eccetera, distribuivo a ognuno una mappa del mondo su cui dovevano incollare i vari alimenti nel paese di provenienza. Naturalmente era il classico pretesto per impiastricciarsi mani, bocca, vestiti e qualunque suppellettile su cui ci appoggiassimo.

Ci sono bambini così poco abituati a poter essere liberi di sporcarsi e sporcare creativamente che fanno quasi pena. Bambini che di fronte a una pagina su cui disegnare, appiccicare, creare, restano incerti e spaventati; altri, invece, si buttano a capofitto nell’avventura senza il timore di “fare bene” o “male”.
Io lo conosco il timore di sbagliare. Quel gelo sospeso che ti coglie quando pensi che ogni tuo piccolo gesto potrà deludere l’adulto di riferimento o potrà essere seccamente classificato come sbagliato.

Perciò, tutte le volte che devo organizzare laboratori o gestire situazioni educative per me è vitale che si respiri aria di libertà, divertimento e intraprendenza: non sai dov’è il Brasile? Azzarda! Se sbagli non succede niente! E vedi il piccolo timoroso fare forza su se stesso per esporsi e rischiare di sbagliare, e il più delle volte, tra l’altro, non sbaglia. O vedi il ragazzino che non riesce ad affondare la mano nella montagna di cacao che ha davanti perché non può sporcarsi e tu gli spieghi che è cacao, non è niente di grave, lo spingi ad assaggiarlo con la punta del dito, gli disegni i baffi o lo trasformi in un capo indiano con i suoi simboli tatuati in faccia e dopo un po’ ci si ritrova sorridenti e scatenati, tutti imbrattati di colla, zucchero e cioccolato, e alla fine però, dopo tutto questo, le mappe sono state realizzate, i bambini te le mostrano orgogliosi senza più chiedere se hanno fatto bene ma semplicemente per il gusto di mostrarti quant’è bella la loro cartina.

E così, dopo tutto, se ne andavano ognuno con la sua mappa (che in teoria dovrebbe ricordare loro da quali zone lontane del mondo provengono i prodotti che essi mangiano abitualmente e quale lungo viaggio devono compiere per arrivare sulle nostre tavole) e io restavo poi nell’aula allegramente devastata, a mettere in ordine. La sera, tornando a casa, in treno, mi portavo addosso profumo di cacao, zucchero, caffè, in pratica profumo di felicità.

postato da: flalia alle ore 10:51 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(pop up)
categoria:paura, felicitÃ