Il fiore della felicità
Cari amici, questo povero blog è rimasto abbandonato per quasi due settimane perché la sua scribacchina è stata letteralmente risucchiata in un vortice di incombenze, faticose però piacevoli (dato che amo quello che faccio), ma che si sono impossessate di tutto il mio tempo e un po’ anche della mia anima, perché non avevo quasi il tempo di pensare (se non in modo strumentale) o di interrogare me stessa. Che brutto quando succede così, sembra di vivere come automi. Per fortuna ora sono di nuovo in possesso di me stessa.
Mi siete mancati!
Be’, con tutto quello che mi è capitato di bello e di brutto, potrei scrivere tante cose ma cominciamo con una disavventura ridicola, anche se mi ha temporaneamente gettato nello sconforto.
Dovete sapere che ogni tanto mi cade il cielo sulla testa (suona un po’ megalomane ma l’impressione è quella). Non è una cosa a cui si possa fare del tutto l’abitudine, quindi ogni volta mi sento un po’ spaesata; se ci sono poi anche dei motivi oggettivi per cui sentirsi oppressi da questo dolore che ti piomba addosso, si è disposti anche ad abbassare le difese abituali, pur di trovare un po’ di pace. Perciò mercoledì scorso, vagando con la mia bici in preda all’angoscia mi è venuta una delle idee più nefaste che mi abbiano mai visitato in simili circostanze: entrare in un’erboristeria (dovete sapere che sono non semplicemente scettica ma direi ostile all’omeopatia). Non so cosa mi sia venuto in mente, credo sia stato perché proprio qualche giorno prima il mio amico del cuore mi aveva detto di aver provato certi intrugli erboristici e io sono propensa a prendere in grande considerazione le esperienze degli amici. Be’, ho visto che il negozio era semivuoto e, approfittandone, sono entrata, mascherando disagio e diffidenza. Quello che mi ispirava era il disordine che avevo adocchiato da fuori; sembrava più il laboratorio di un alchimista o l’antro di una strega: tutto era ammassato alla rinfusa (cosa insolita per un’erboristeria e per un negozio in generale), aprendo la porta avevo rischiato di far crollare una pila di scatoloni e l’erborista era seminascosta da altri scatoloni e al momento non poteva neanche guardarmi, intenta com’era a reggere boccetti in precario equilibrio su uno scaffale già zeppo di altri boccetti e scatoline.
Cercava nel contempo di placare una cliente che aveva involontariamente offeso proponendole una crema contro le rughe; costei strepitava di non sapere cosa farsene di una crema antirughe, non ne aveva alcun bisogno, aveva solo chiesto una crema idratante per il viso, non un’antirughe (in effetti – pensavo osservandola – non poteva fare assolutamente niente per quei solchi – altro che rughe! – che aveva in viso); la cosa andava per le lunghe e io avevo il terrore che entrasse qualche altro cliente che avrebbe ascoltato la mia richiesta, quindi sono intervenuta (l’erborista stava ormai soccombendo) dicendo alla vecchia che le creme antirughe servono per prevenire e che anch’io le uso già alla mia età (balla colossale).
- Su quel bel visino? – ha chiesto la signora con diffidenza;
- Certo, visto che risultato? – (eh eh, mi vedevo già testimonial pubblicitaria al posto di qualche super modella… perché io valgo, voi valete, noi valiamo ecc.)
La vecchia ha comprato la crema (be’, tanto una crema voleva comunque comprarla, non ho corrotto nessuno, no?) ed è uscita di scena.
Proprio quando la negoziante, riconoscente, si è accostata per servirmi, ecco che la porta si è aperta e sono entrate ben due clienti.
- Che cosa desidera, signorina? -, mi ha chiesto quella, con voce flautata.
- Ehm… be’, insomma… qualcosacontroglieffettidell’ansia -, è stata la mia risposta, semi-sussurrata.
- QUALCOSA CONTRO L’ANSIA?-, ha urlato di rimando lei.
Cosa urla, non c’è bisogno di urlare, pietà!, ho pensato arrossendo e intanto ho biascicato qualcosa come:
- Contro l’ansia non credo esista, contro le sue conseguenze fisiche forse sì; ricordo che mia sorella usava delle gocce di valeriana, di biancospino, vorrei una cosa così -.
Mi sentivo veramente stupida perché un conto è crederci, ma fare una cosa in cui non hai fiducia e verso la quale sei normalmente scettica e diffidente è davvero poco sensato.
Invece di prendermi ‘sta benedetta valeriana l’erborista ha cominciato a farmi domande.
- Non è niente di grave, signora, vorrei solo sapere se è possibile calmare il cuore quando te lo trovi dappertutto anziché al suo posto, ma se non si può, sto bene lo stesso, davvero! -.
Ormai ero violacea dalla vergogna e il cuore poveretto nel suo peregrinare doveva evidentemente aver trovato una temporanea via d’uscita dal mio corpo perché non lo sentivo più, neanche in un angolino del tallone, per dire.
- Qui ci vuole Emergency! – ha strillato quella, e frugando tra una montagna di scatoline sul bancone ne ha estratto trionfante un boccetto minuscolo. Conteneva un miscuglio di cinque Fiori di Bach, mi ha spiegato.
Ora, posso anche tollerare l’idea che cose come la camomilla o il biancospino possano calmare il nostro fisico ma l’idea che esistano degli intrugli a base di fiori che magicamente vanno a influire su degli stati mentali mi sembra un’assurdità bella e buona. Ma lei insisteva, c’era gente che aspettava, mi vergognavo, alla fine li ho presi, volevo solo fuggire di lì. Giusto così, per dirne una, ho chiesto se potevano avere effetti collaterali o interagire con medicinali e lei sorridendo divertita mi ha detto che semmai non facevano niente (“Cosa vuole, dei fiorellini sciolti in acqua, non si sa neanche se agiscono sul serio”), quindi nessun effetto collaterale.
In pratica, lei stessa ha ammesso che si tratta di acqua fresca.
Uscita di lì, mi sono fermata in un angolino poco visibile e mi sono sparata la mia dose di fiori sotto la lingua; be’, non è proprio acqua fresca, è Brandy. Mi è rimasto in bocca questo sapore alcolico che mi ha fatto venir voglia di affogare i dispiaceri nell’alcool ma dovevo andare a un seminario, non mi sembrava il caso di arrivarci brilla.
Poi, arrivata a casa, ho controllato ognuno di quei cinque fiori, per curiosità; ecco alcune tra le indicazioni:
paura di avere la mente sovraffaticata e di perdere la ragione; di fare cose terribili e non volute, che tornano in mente e si ha impulso a commettere.
Per i sognatori, gli "addormentati" e quelli che non sono mai completamente svegli. Tranquilli, poco felici del presente, vivono nel futuro, coltivando la speranza di un tempo felice in cui i loro ideali si realizzeranno. C'è chi vorrebbe morire perché spera in un'esistenza migliore o di ritrovare una persona cara.
Rimedio di soccorso urgente, anche quando sembra vana la speranza. In incidente o malattia improvvisa; quando il malato è spaventato, terrorizzato; se la sua gravità procura grande paura in chi gli è intorno.
Ho sottolineato quello che mi ha più offeso. Sì, mi sono offesa, mi sono offesa anche col mio amico che riteneva che non ci fosse niente di strano in quelle indicazioni e che quella roba facesse al caso mio. Se vi sembra serio proporre alla gente della roba del genere...
La boccetta di brandy è finita immantinente nella spazzatura.
Sapete cosa mi ha poi aiutato veramente a stare meglio? Mangiare una pizza con i miei genitori (grazie a mio padre che si era accorto che stavo per esplodere) e il giorno dopo entrare nel mio bar preferito, concedermi una colazione faraonica a base di bignè al cioccolato e cappuccino preparato con affetto dal barista che ormai mi conosce e il cui sorriso (unito a caffè e dolci vari) mi rimette al mondo.
So che invece alcuni tra i miei amici lettori hanno preso o conoscono questi fiori di Bach. Ditemi come potete credere a quella roba. Non pensate che eventuali risultati siano solo un puro effetto placebo? Per me è una presa in giro colossale, un’offesa al buon senso (oltre che al portafoglio). Non esiste il fiore che ti risolve i problemi, è già difficile con gli psicofarmaci. Mi sembra offensivo anche per chi ha seri problemi d’ansia pensare che la soluzione sia così semplice. Non si scherza con le cose serie…
Per quanto mi riguarda, sarà già tanto se d’ora in poi riuscirò a bere una camomilla. Con le erboristerie ho chiuso (non che avessi mai veramente “aperto”…). Torno alla filosofia antica (io mi curo con quella).