Dalla Tanzania con follia
[e da Bologna con angoscia]
Da qualche giorno vivo con il cuore nello stomaco. Mi è sceso lì e non ne vuol sapere di tornare su.
Divorata dall’ansia è l’espressione giusta (una volta tanto una frase fatta non è solo un luogo comune), perché da lì mi parte, a impulsi regolari, una fiammata che mi sale su fino alla gola dandomi l’impressione di rischiare la morte per soffocamento. Ed è una condizione permanente, cioè è da giorni che vivo in questo stato 24 ore su 24, dato che la notte ho terribili incubi, dopo che con fatica sono riuscita ad addormentarmi. Tutto ciò per dire che sono angosciata e dunque non ho voglia di scrivere, e inoltre, se qualcuno avesse un rimedio da proporre mi farebbe molto piacere. Il motivo dell’angoscia è la mia vita in generale e il mio prossimo futuro in particolare, quindi purtroppo è inutile che mi suggeriate di risolvere il problema alla base di questa mia condizione, dato che la vita è un problema che si risolve solo con la morte, cosa che, come sapete, non fa per me. 
Per fortuna, so comunque per esperienza che, dopo un po’, passa anche da sola.
Nell’attesa, vi propongo le primissime impressioni di mia sorella Linda al suo arrivo in Tanzania (dove resterà fino a fine dicembre). Copio qui parte di una sua lunga mail, scritta male e in fretta dato che scriveva da un call-center e non poteva permettersi di curare lo stile. Ma il contenuto è simpatico, anche se a volte un po’ ingenuo e forse in parte viziato da qualche pregiudizio, e dato che la mia voce ormai la conoscete, mi fa piacere far “parlare” un po’ lei, anche se le cose più interessanti ce le ha raccontate in un’altra mail che, se a qualcuno interessa, posterò (ha ricevuto già alcune proposte di matrimonio!). Qui è raccontato proprio l’arrivo, i primi giorni, in cui risiedevano a Dar es Salaam; dopo, lei e la sua amica Gaia hanno cominciato, da sole, ad addentrarsi nel cuore della Tanzania. I “titolini” sono miei.
Dar es Salaam come Napoli?
Carissimi cari,
vi scrivo dall'Internet point di una cittadina che si chiama Tanga.
La Tanzania è un paese completamente diverso dall'Etiopia, tutta un'altra realtà, e per ora, per i posti in cui sono stata, non ho incontrato ancora la povertà, quella vera... A Dar es Salaam non mi è capitato di vedere baraccopoli, non so se ci sono, però sicuramente ci sono zone messe peggio della mia visto che abito in un quartiere di uffici. Però è interessante vedere anche quale è il livello medio delle persone di qui, cioe non è un granchè, però per certi versi Dar mi ricorda molto Napoli, come città... E poi anche per la gente, cosi ospitale!!! E’ bellissimo, perché tutti, anche senza aspettarsi nulla da noi, ci salutano con allegria dicendoci costantemente "Karibuni! Karibuni!" cioè "Benvenute! Benvenute!" Sono cosi gentili! Poi ci sono quelli da evitare, ma si capisce subito, ti si avvinghiano come avvoltoi finché non si beccano una bella rispostina in swahili che li lascia ammutoliti!!! Infatti appena sentono che capiamo e parliamo swahili, subito tutti cambiano atteggiamento, ci dedicano piu attenzione e rispetto, perché apprezzano il fatto che ci sforziamo di parlare la loro lingua, cosi spesso loro stessi ci dicono, ad esempio, che ci fanno un prezzo di favore perche non siamo davvero delle "Wazungu" (cioe europee)!!! Eh eh! e infatti a noi sui prezzi non ci frega nessuno!!!
Addio al nubilato (tutto il mondo è paese)
A Dar è stato bellissimo perché abbiamo vissuto in famiglia, parlando solo swahili, e poi ci hanno portato a un concerto dell' EATV, cioe il corrispettivo est africano di MTV... Ma non solo! Siamo state in una discoteca e abbiamo assistito a una scena da manuale (nel senso che una volta abbiamo tradotto un testo giornalistico che riportava proprio questo fatto, del resto non troppo esaltante...): Un litigio in swahili tra prostitute... Be’, come dire, per una che vive le cose con occhio un po’ antropologico queste sono occasioni da non perdere! E soprattutto siamo state a un "Kitchen party" !!!! Cos'e? Ma come, è una cosa importantissima!!! Dovremmo farla anche in Italia: praticamente, prima dell'addio al nubilato, i parenti organizzano una festa alla sposa in cui le regalano tutte le cose che servono in casa, ma soprattutto ogni donna (è una festa di sole parenti e amiche, i ragazzi sono esclusi!!!) deve dare il suo consiglio alla sposa, per esempio il fatto che, quando il marito torna a casa arrabbiato, lei prima gli deve dire "pole' ( mi dispiace) poi deve essere carina e gentile con lui, dormire insieme e poi eventualmente se ne parla solo la mattina dopo, con calma, di ciò che non va... Queste sono chicche di saggezza africana!
Il culto del fondoschiena
Cmq se a qualcuno interessa cambiare stile di ballo qua si balla in un solo modo, per me e Gaia piuttosto imbarazzante... C'è il "culto del fondoschiena"!!!! E’ una cosa incredibile, qui le ragazze ballano solo muovendo quello, e sbattendolo in faccia ai poveri uomini ammutoliti.. Ma la contraddizione più assurda è questa: queste si presentano alla festa tutte bardate con buibui islamico (nero e lungo fino ai piedi), queste gonne lunghe e caste (guai a scoprire una caviglia) e spesso anche il velo in testa o addirittura quello che lascia liberi solo gli occhi, e poi si mettono a ballare col sedere per aria, in un modo talmente volgare e con accenni talmente sessuali che, come dicevo, ci sentivamo imbarazzate perfino io e Gaia, le due occidentali Wazungu!!!! Non solo, ma c'è la gara a chi ha il fondoschiena piu grosso, per questo piacciono le ragazze grasse!!!!
Be’, dopo queste interessanti osservazioni vi devo lasciare, tralasciando il fatto che nel frattempo mi sono ammalata, comunque sarà argomento della prossima e mail, capitolo "Zanzibar"...
categoria:spleen, cronache tanzane








). Poi pian piano miglioro (adesso per esempio sono già a posto) e il lunedì mattina io sono la persona più felice di questo mondo. 